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L’infezione da papillomavirus nell’uomo    Prof. Barocci: “La verità… che ci fa bene”

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Oggi il Prof. Roberto Barocci, del Centro Medico Visconti di Modrone, ci parla dell’infezione da papillomavirus nell’uomo.

La diagnosi corretta (e quindi la terapia che guarisce) si realizza attraverso due fattori:
-il medico che raccoglie la storia clinica avendo ben presenti tutte le malattie possibili indagandole tutte.

-il paziente che risponde con totale sincerità alle domande e spesso offre un contributo spontaneo riferendo anche elementi non chiesti.

Nella civiltà di una cultura sanitaria internet-dipendente, in un mondo apparentemente disinibito, alcune visite mediche sono una lotta per estorcere ciò che dovrebbe essere detto spontaneamente, quando non si arriva alla menzogna.

E, dall’altra parte, ancora si recita il ruolo dello specialista del singolo organo, dimenticando che le cause di una malattia possono essere molto lontane dal distretto esaminato.

Nel 2013 Michael Douglas ha rilasciato un’intervista in cui si dichiarava guarito da un cancro alla gola dovuto al papillomavirus (HPV) da cui era stato contagiato per abuso di sesso orale.

Questo è stato il più serio e diffuso contributo sanitario ad un problema fino ad allora (e forse anche oggi!) affrontato in modo assurdo.

Sia perché a volte i medici non lo diagnosticano, sia perché i pazienti quasi mai riferiscono le loro abitudini sessuali, limitando le parole ad una monotona e risentita lamentazione di un “banale” fastidio in gola che dura da mesi, senza causa apparente e insensibile a tutti i rimedi proposti. Segue litania di gargarismi, colluttori, antinfiammatori, fino agli antimicotici.

Ma il problema è serissimo perché l’HPV, ospite frequente della cervice uterina, è curabile e spesso guaribile per una diagnosi e terapia precoci.

Nell’uomo, per una diagnosi sempre tardiva, l’HPV determina una neoplasia del cavo orale; tonsilla, orofaringe in netto aumento di incidenza.

Il paziente nega (o ammette) il fumo, nega (o ammette) l’alcool, ma mai fa un cenno alle sue abitudini sessuali, perché comunque…. è una visita otorinolaringoiatrica.

E così, raramente al primo controllo, compare il tampone per la ricerca di laboratorio della presenza e tipizzazione del papillomavirus e tanto meno il prelievo per esame istologico.

Ben sappiamo, al contrario, che potenzialmente causa di tumori maligni sono solo i primi 13 tipi e devono essere identificati e curati subito.

Ed è tragicomica la letteratura che indica nei single, divorziati, separati o vedovi le categorie più esposte, con i bisessuali più a rischio degli omosessuali.

Peraltro, nel contesto dei contendenti, il più serio sembra essere il papillomavirus; se diagnosticato e curato permane nel cavo orale per 6-7 mesi e poi si estingue. Se curato!

Nella realtà il carcinoma dell’orofaringe è in aumento, in contrasto con la diminuzione dell’incidenza dei carcinomi del distretto ORL. E nell’orofaringe è dimostrata una sicura correlazione tra HPV e carcinoma.

E questa valutazione statistica consente di prevedere che nella prossima decade il numero di neoplasie dell’orofaringe supererà quelle del cancro alla cervice uterina.

Una delle cause di questa incredibile evoluzione è dovuta al fatto che le donne si sottopongono alla vaccinazione specifica, con il contributo di una maggiore attenzione dei ginecologi, a fronte del comportamento autolesionista dell’uomo.

E’ vero che una visita specialistica non è una cristiana confessione, è vero che la cristiana confessione non deve connotare una morbosa curiosità, ma omettere di riferire ciò che costituisce utilizzo abituale della bocca e della lingua (oltre all’alimentazione) e con ciò coadiuvare la mancanza di domande da parte del curante, è un voler farsi del male in modo spesso irreparabile.

Poi, si può sempre dire che il papillomavirus è presente anche nelle piscine, dove determina innocenti lesioni. Ma in visita sarà bene parlare con chiarezza di altro.

 

Silvia Trevaini

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