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Tecniche di chirurgia rigenerativa per curare l’artrosi

L’ artrosi è una malattia che colpisce, uomini e donne, generalmente il 50 % della popolazione al di sopra dei 65-70 anni. Sono in aumento, inoltre, i soggetti che, a causa di traumi o di una condotta sportiva intensa, si ritrovano in questa situazione di degenerazione in età più giovanile al di sotto dei 60 anni, più frequentemente tra i maschi.

“Si tratta di una degenerazione cronica, progressiva della cartilagine che riveste l’articolazione: la cartilagine perde di elasticità, si indurisce, si assottiglia, si frammenta. Le ossa a questo punto non riescono più a scorrere agevolmente le une sulle altre e il paziente avverte dolore continuo e risulta difficoltoso anche semplicemente camminare o salire le scale. Molto spesso si associa ad una deviazione assiale in varo e/o in valgo dell’arto”, ci spiega il Dott. Francesco Iacono dell’ Istituto Humanitas , Responsabile del reparto di ricostruzione protesica e biologica articolare.

Fino a qualche tempo fa, nei pazienti al di sotto dei 60 anni si procedeva con la terapia medica e fisica per alleviare il dolore, aspettando che l’usura fosse marcata, il dolore non più tollerabile e l’età del paziente idonea al trattamento con la sostituzione protesica.

Oggi, grazie alle tecniche di chirurgia rigenerativa, nei pazienti giovani è possibile intervenire chirurgicamente nei primi stadi di artrosi per stimolare la rigenerazione cartilaginea, ottenendo una naturale ricrescita biologica del tessuto e innescando un processo di autoguarigione.

Queste nuove metodologie di chirurgia ortopedica rigenerativa sfruttano le cellule mesenchimali, che sono cellule staminali adulte con proprietà immunomodulatorie, ovvero sono in grado di regolare le alterazioni delle risposte del sistema immunitario, hanno capacità anti-infiammatorie e una volta innestate nell’organismo migrano verso il tessuto danneggiato favorendo i processi rigenerativi in loco.

Le cellule mesenchimali che utilizziamo in ortopedia si trovano quasi ovunque nel nostro organismo, ma attualmente vengono utilizzate quelle prelevate dal midollo osseo e/o dal tessuto adiposo. Si esegue il prelievo del tessuto dallo stesso paziente, che viene concentrato direttamente in sala operatoria e poi impiantato o iniettato nell’articolazione affetta da artrosi.

Le ricerche sulla chirurgia rigenerativa hanno ottenuto, in ortopedia, risultati molto incoraggianti, rendendo l’impianto autologo di cellule mesenchimali una valida alternativa nella cura di patologie collegate all’usura della cartilagine articolare.

Nei casi di artrosi più avanzata, con difetti ossei localizzati, in cui le tecniche rigenerative non sono indicate, l’orientamento attuale è cercare di risparmiare i tessuti (osteocartilaginei e legamentosi) ancora integri e ricostruire i difetti presenti con tessuto biologico. Quindi, è sempre più frequente l’uso di tessuti di banca, da donatori, come menischi, innesti ossei e osteocartilaginei, legamenti, o sostituti (scaffold) bioingegnerizzati, che inducono le cellule staminali a rigenerare il nostro scheletro.

Da anni con l’intera equipe stiamo lavorando alla realizzazione di una protesi biologica completa. Per questo ci stiamo concentrando sulla medicina rigenerativa dell’osso e cartilagine, e sulla ricostruzione articolare, oltre a innovare costantemente le tecniche e tecnologie medico-chirurgiche già in uso nella chirurgia protesica. Grazie a questo lavoro continuo, oggi è possibile realizzare e stampare in 3D protesi disegnate sull’anatomia del paziente che, impiantate con “strumentari intelligenti” di chirurgia computer assistita, permettono di avere una migliore stabilità articolare e un miglior risultato funzionale, che, in un giovane, significa migliore qualità di vita.

Silvia Trevaini

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