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Cuore e cocaina: una relazione pericolosa

In Italia da 6 a 12 persone su 100 fanno uso di cocaina, in particolare nelle grandi città ma non solo. La sua assunzione provoca pressione alta, aritmia (alterazione del ritmo del cuore), dolore al petto da angina o da Infarto e sintomi da Ictus cerebrale. Secondo quanto emerge da uno studio pubblicato da un ricercatore dell’Università La Sapienza di Roma, infatti, parallelamente sono in aumento i casi di Infarto, Ictus cerebrale, Aritmia cardiaca in persone anche giovani.

“Le malattie cardiache da droga stanno diventando un tema molto importante, ma purtroppo sottovalutato –  dichiara Lidia Rota Vender, specialista in Ematologia e Malattie cardiovascolari da Trombosi del Centro Medico Visconti di Modrone e Presidente di ALTAssociazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus .  Tutte le droghe agiscono sul sistema nervoso, in modo diverso, ma nessuna è innocua. Cocaina, ecstasy e crac uccidono ogni volta un grande numero di neuroni, cellule del cervello che comandano le nostre funzioni vitali, il linguaggio, il movimento, lo stato di veglia, le funzioni degli organi, ogni volta che si usano: i neuroni morti non vengono sostituiti e il cervello progressivamente perde le sue capacità motorie e cognitive.

I metaboliti, sostanze derivate dalla degradazione delle droghe una volta inalate, iniettate o strofinate sulle mucose, si ritrovano in quantità eccessive e in aumento nelle acque di drenaggio delle fognature, nel sangue, nell’urina e nei capelli, dove possono persistere anche fino a sette giorni dal momento dell’ultima dose assunta – continua la dottoressa Rota. Nelle persone che per colpa della cocaina hanno perso la vita, i metaboliti si trovano nella biopsia del cuore”.

Le malattie da cocaina sono un problema sociale ma anche medico. Pochi, per ora, sono i medici con una specifica competenza su questo tema, ma l’uso di droghe a qualunque età e in qualunque fascia sociale è in progressivo e preoccupante aumento. Coloro che arrivano in pronto soccorso per malattie acute del cuore e del cervello sono sempre più giovani e coloro che li accompagnano dovrebbero essere consci della responsabilità che si assumono se non comunicano al medico l’uso di droga del paziente.

“Raramente, infatti, i pazienti ammettono di essere consumatori abituali di stupefacenti e questa “bugia” provoca conseguenze molto gravi. Questo perché la terapia di un Infarto o di una aritmia da cocaina è diversa da quella che il medico imposterebbe in caso di Infarto o aritmie “tradizionali”. Mentendo i pazienti mettono il medico nella condizione di non impostare cure appropriate – sottolinea la dottoressa Rota –  e di commettere errori inconsapevoli usando farmaci abituali ma inadatti in caso di paziente con Infarto o Ictus o aritmia da cocaina. Anche perché alcuni dei farmaci che abitualmente si usano per curare Infarto, Ictus e aritmia in persone “normali”, potrebbero essere addirittura controproducenti se utilizzati in pazienti che presentano gli stessi sintomi ma che fanno uso abituale di droghe”.

Silvia Trevaini

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