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Malattie cardiovascolari: prevenzione e stile di vita

Le malattie cardiovascolari sono un gruppo di patologie cui fanno parte le malattie ischemiche del cuore, come l’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris, e le malattie cerebrovascolari, come l’ictus ischemico ed emorragico. La patologia cardiovascolare costituisce un’emergenza seria ed importante: le malattie di cuore e circolazione sanguigna sono la principale causa di morte in Italia e nel mondo.  Nel nostro Paese più di 9 milioni di persone sono ad alto rischio di malattie cardiovascolari, ma circa la metà non è consapevole di esserlo.

Numerosi sono i fattori di rischio, dal fumo di sigaretta alla scarsa attività motoria, da una cattiva alimentazione al consumo di alcolici. Ma oltre ai fattori di rischio legati allo stile di vita, possono esserci fattori di rischio fisiologici o patologici come il diabete o l’ipertensione. 
La prevenzione cardiologica è fondamentale.
Le malattie cardiovascolari sono in gran parte prevenibili, in quanto riconoscono, accanto a fattori di rischio non modificabili (età, sesso e familiarità), anche fattori modificabili, legati a comportamenti e stili di vita (fumo, alcol, scorretta alimentazione, sedentarietà) spesso a loro volta causa di diabete, obesità, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa. Anche un semplice prelievo di sangue può aiutare a fare chiarezza sul proprio stato di salute e ad adottare interventi adeguati.

Ne parliamo con il Dott. Bruno Andreuzzi, Medico Chirurgo Specialista in Cardiologia, presso il Santagostino di Milano.

 Quali sono le principali malattie cardiovascolari?

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel mondo “sviluppato”, ma stanno diventando la principale causa di morte in tutto il mondo. Possiamo semplificare, dicendo che si tratta di malattie delle arterie (i condotti che portano il sangue pompato dal cuore a tutto l’organismo), che si ostruiscono facendo mancare nutrimento ed ossigeno ai vari organi. Più raramente, si tratta di un indebolimento della parete delle arterie, che si dilatano e si possono rompere,  con conseguenze più variegate, a seconda della zona in cui si verifica la lesione.

Le principali malattie cardiovascolari sono:

-l’infarto cardiaco, in cui una parte del muscolo cardiaco muore e non può contribuire alla azione di pompaggio del sangue, portando alla “insufficienza cardiaca”; la parte di cuore che non riceve sangue, può anche sviluppare dei disturbi elettrici,  che possono condurre all’ arresto cardiaco (morte improvvisa);

-l’ictus, in cui è una parte del cervello a non ricevere sangue e quindi a non più funzionare, portando a paralisi, a disturbi del linguaggio, a decadimento cognitivo (perdita della capacità di ragionare e della memoria);

-l’infarto intestinale, in cui è una parte di intestino a non ricevere sangue e quindi a non più funzionare;

-la vasculopatia periferica, in cui il sangue non arriva agli arti (prevalentemente gli inferiori), riducendo la capacità di camminare; se grave, può portare alla perdita degli arti, che vanno amputati.

Cosa favorisce la loro insorgenza e quanto conta lo stile di vita?

Le caratteristiche (dette “fattori di rischio cardiovascolare”) che predispongono ad ammalarsi si dividono in “non modificabili”, come la familiarità (su base quindi genetica) e “modificabili”, in maniera più o meno marcata: è di quest’ultime che ci preoccupiamo. I “fattori modificabili di rischio cardiovascolare” sono: fumo di sigaretta; sovrappeso-obesità; dieta inappropriata; inattività fisica; alterati grassi nel sangue; pressione alta; diabete. I fattori di rischio sono additivi: più ne sono presenti, più aumenta il rischio (espresso con un “profilo di rischio cardiovascolare”).

Una sana e prudente condotta di vita è desiderabile per ridurre il rischio di ammalarsi:

-dieta senza eccessi: mangiare solo la quantità di cibo necessaria a placare la fame; ridurre sale, grassi saturi (in genere quelli di origine animale), farinacei raffinati (preferendo quelli integrali), zuccheri; privilegiare pesce e vegetali; modiche quantità di alcoolici, presi regolarmente (per gli uomini 2 porzioni al giorno, per le donne 1 e ½); modiche quantità di caffè e tea (3-5 al giorno);

-non fumare;

-regolare attività fisica aerobia: almeno ½ ora al giorno (in media) di camminata a passo spedito, o equivalenti nuoto, bicicletta.

Quali sono i sintomi di un disturbo cardiaco?

I classici sintomi cardiaci sono:

-dolore toracico: di solito insorge sotto sforzo; dura almeno 1-2 minuti; più frequentemente di tipo oppressivo o bruciore, a livello dello sterno o torace anteriore sinistro; talora in sedi diverse, come addominale alto (“epigastrico”) oppure alla mandibola  oppure al braccio-spalla sinistra o alla scapola. Talora il dolore è però  “atipico”, per cui può ingannare… per tale motivo si consiglia sempre di farsi valutare da un medico (o presentarsi in pronto soccorso, se dolore intenso e/o prolungato) se si avverte dolore toracico;

-fiato corto:  mentre si fa qualche attività, con necessità di rallentare e fermarsi; a riposo, con la sensazione di “soffocare” o la necessità di dormire a busto sollevato. Di solito non è invece dovuta al cuore la necessità di fare dei respiri profondi;

-palpitazioni: cuore che perde colpi, oppure va veloce senza un motivo (non giustificato da uno sforzo importante od un’ emozione…); di rilievo soprattutto se si associano a debolezza o mancanza di fiato;

-svenimenti (lipotimia, sincope) o fasi di forte debolezza (prelipotimie).

Cosa riduce il rischio e come si può intervenire per prevenire le malattie cardiovascolari?

Si può intervenire sui fattori di rischio modificabili:

-la sospensione del fumo porta a vantaggi nel giro di alcuni mesi, e dopo ca 10 anni il rischio cardiovascolare diventa sovrapponibile a quello di chi non ha mai fumato e questo ad ogni età. Non è mai troppo tardi per smettere di fumare (a differenza della prevenzione dei tumori, in cui non è mai troppo presto: il rischio, in tal caso si correla infatti con la durata del fumo e non con l’attualità dello stesso);

-sicuramente le persone sovrappeso hanno mortalità e “morbilità” (cioè facilità ad ammalarsi) superiore alle persone “normopeso”, ma è difficile individuare il reale contributo del sovrappeso: le persone sovrappeso hanno infatti spesso collateralmente diabete, pressione alta, alti grassi nel sangue. La riduzione del peso (escluse rare cause “ormonali”) si ottiene soffrendo la fame e praticando regolare attività fisica. Anche la distribuzione dei pasti pare in alcuni studi statistici avere un ruolo: colazione abbondante e piccoli pasti frequenti sembrano favorire la perdita di peso. Una dieta sana è ricca di frutta e verdura,  fibre, (inclusi cereali non raffinati), legumi, grassi insaturi (in genere di origine vegetale, soprattutto olio e noci; oppure pesce di mare) e povera di grassi saturi (e senza grassi idrogenati), carne bovina o comunque grassa,  zuccheri semplici e sale. Studi clinici e statistici si susseguono, sulla dieta, spesso con risultati contrastanti. Di acquisito, al momento, oltre a quanto sopra, pare il beneficio, nella prevenzione cardiovascolare di: 3-5 caffè/tea al giorno; 2 dosi di alcool al giorno per gli uomini, 1 e ½ per le donne; cioccolato fondente sopra l’ 85%; pesce di mare o latticini piuttosto che carne.

– come per il sovrappeso, l’inattività fisica agisce anche per l’aumento dei grassi e dello zucchero nel sangue e della pressione. Ma l’attività fisica regolare riduce la mortalità anche nelle persone senza quei fattori di rischio. La regola è di 30 min al giorno di attività fisica moderata (es. camminare a passo spedito: 5 Km/h); oppure 15 min al giorno di attività moderato-intensa (ad es corsa 10-15 Km/h). Un’attività maggiore aggiunge beneficio progressivamente meno marcato sulla salute, ma  aumenta le prestazioni atletiche; una attività fisica molto intensa (ad es maratona), invece, pare aumentare, in maniera comunque modesta, il rischio di aritmie;

-l’aumento dei grassi nel sangue (dislipidemia), favorisce la deposizione degli stessi sulla e nella parete delle arterie, provocando il rigonfiamento delle stesse e quindi rallentando il flusso di sangue ai tessuti; qualora poi tali rigonfiamenti si fissurino, si forma un coagulo in tale sede e si ostruisce completamente il passaggio del sangue con la conseguente morte dei tessuti (infarto). È  una caratteristica in parte genetica, quindi innata, in parte acquisita, con le cattive abitudini alimentari. I livelli “normali” di colesterolo per una persona “sana”, senza altri fattori di rischio sono: totale inferiore a 200; LDL inferiore a 130; HDL superiore a 50. Qualora la parete delle arterie sia già danneggiata da altri fattori (fumo, pressione alta), anche livelli “bassi” di grassi nel sangue possono innescare questo processo nocivo, chiamato “aterosclerosi”. Per tale motivo talora è necessaria una cura molto aggressiva per ridurli a livelli progressivamente inferiori  (in genere, comunque, se dieta ed attività fisica non sono sufficienti, va valutata l’aggiunta di farmaci, sempre in base al profilo complessivo di rischio cardiovascolare);

-un’alta pressione del sangue logora la parete delle arterie e quindi le danneggia. Se molto alta, soprattutto se coesiste un indebolimento della parete delle arterie, può anche essere provocata una dilatazione delle stesse (aneurisma) che in alcuni casi può portare alla rottura, che è un’evenienza drammatica e alla quale spesso non si sopravvive. Nella maggioranza dei casi il motivo del rialzo pressorio non è chiaro (si parla allora di “ipertensione essenziale”), in alcuni casi, invece è provocato da malattie particolari, più frequentemente renali, ma anche ormonali (si parla allora di “ipertensione secondaria”). La pressione ideale è considerata 110/70; qualunque aumento di tale valore aumenta il rischio, che diventa significativo per valori sopra 130/80: a questo punto è necessario prendere provvedimenti. Le prime misure da intraprendere in caso di rialzo della pressione sono ridurre drasticamente il sale nella dieta, normalizzare il peso e praticare regolare attività fisica aerobia. Qualora questo non fosse sufficiente, bisogna ricorrere a farmaci: spesso sono necessari 2-3 farmaci, più raramente 4 (a quel punto, si parla di “ipertensione refrattaria”);

-il diabete consiste nell’ aumento dello zucchero disciolto nel sangue. È una malattia subdola, in quanto all’ inizio non dà disturbi, e per questo è opportuno un controllo periodico degli esami del sangue. Porta a danni sia al sistema nervoso (nervi) che alle pareti delle arterie, con conseguenze molto gravi ed invalidanti; coinvolge anche le piccole arteriole, danneggiando in tal caso occhi e reni. È spesso su base genetica, ma giocano un ruolo rilevante anche il sovrappeso e l’eccesso di zuccheri nella dieta. Nei grossi obesi, spesso il dimagrimento ottenuto chirurgicamente porta a “guarigione”. Nelle fasi iniziali e nei casi meno gravi può essere controllato con la sola dieta, dimagrimento ed esercizio fisico, ma spesso è necessario ricorrere a farmaci, fino ad arrivare alla somministrazione di “insulina”, che è l’ormone che regola l’eccesso di zucchero nel sangue.

Una volta che la malattia sia manifesta, il rischio di malattie cardiovascolari resta alto e solo diminuito, non azzerato, dal buon controllo dei livelli di zucchero nel sangue.

 

Silvia Trevaini

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