La possibilità di visitare a distanza pazienti con lesioni cutanee o di un consulto virtuale tra colleghi sono i più semplici utilizzi della teledermatologia, una metodica medica dalle grandi potenzialità. Dalle applicazioni attuali agli sviluppi futuri, con particolare attenzione a possibili criticità dal punto di vista legale.
La diffusione delle tecnologie digitali e la sempre maggiore facilità di scambio dei dati hanno dato un impulso a quella che viene chiamata “telemedicina”: diagnosi di patologie, consulti, monitoraggio di parametri o terapie, eseguite a distanza con l’ausilio di strumentazione dedicata. La tele dermatologia è una delle molte possibilità offerte dalla telemedicina: il ruolo primario dell’osservazione delle lesioni patologiche della pelle rende la diagnosi e il monitoraggio dell’andamento della patologia a distanza un’opportunità confermata anche dalla letteratura scientifica. Continua a leggere
Una grande quantità di sostanze tossiche di diversa natura chimica viene liberata ogni anno nell’ambiente che ci circonda e finisce per entrare nel ciclo aria-acqua-suolo, e per accumularsi nelle piante, negli erbivori e nei carnivori. Per rendersi conto della quantità di rifiuti tossici prodotti dall’uomo è sufficiente visualizzare le dimensioni dei “garbage state” cioè di quelle isole galleggianti di rifiuti plastici presenti nell’oceano pacifico e con le dimensioni pari a quelle del Canada. Queste sostanze si disgregano nel mare e finiscono nella catena alimentare ittica, ma alla fine, raggiungono l’uomo a causa della sua posizione apicale nella catena alimentare. “In altre parole tutto quello che scarichiamo nell’ambiente attraverso l’aria, l’acqua o nel suolo può ritornare sulla nostra tavola, negli alimenti di cui ci nutriamo.
In stringhe, rotelle, confetti, polvere, tisane e bastoncini di radice, la liquirizia è una delle piante più note e apprezzate, sia in ambito salutistico che alimentare, sin dai tempi più antichi. Già nota alla medicina greco-romana ma anche a quella ayurvedica, per le sue proprietà spasmolitiche, antinfiammatorie ed espettoranti, la liquirizia veniva ancor prima utilizzata nell’Antico Egitto come cicatrizzante e nei problemi respiratori. Nelle prescrizioni mediche della medicina tradizionale cinese, la liquirizia ricorre più frequentemente di qualsiasi altra pianta , mentre in Italia veniva utilizzata dai monaci benedettini per confezionare speciali tabacchi da masticare per la cura della tosse. La ricerca scientifica ne ha riscoperto e chiarito le molteplici grazie agli studi del dott. Revers, un medico olandese: vennero infatti individuati i principi attivi responsabili della maggior parte delle proprietà benefiche della pianta, la glicirrizina e l’acido glicirretinico, utili non solo a calmare la tosse, ma anche il bruciore gastrico legato alla presenza di ulcere e irritazioni della mucosa gastrica.
Per anni siamo stati convinti che gli omega3 (olii di pesce) proteggessero il cuore e la circolazione del sangue: è vero, ma servono anche a chi ha avuto un infarto? A questo quesito ha risposto questo mese l’EMA – Agenzia Europea per il farmaco. La conclusione a cui l’Agenzia è giunta, sulla base di un’analisi approfondita di studi aggiornati, è che gli omega 3 purtroppo non sono abbastanza efficaci per evitare un nuovo evento come l’infarto a chi e ne ha già avuto uno o nell’impedire una nuova occlusione da trombosi arteriosa, in chi ne ha già sofferto o ha aterosclerosi significativa e in diverse arterie del corpo, coronarie e arterie cerebrali incluse.
L’ultima moda in fatto di gusti alimentari? Essere flexitariani. Di cosa si tratta? Anche se la parola fa pensare più a degli alieni, questo termine in realtà è strettamente legato alla scelta del cibo. I flexitariani sono persone che si definiscono vegane o vegetariane, ma in modo flessibile. In sostanza questi individui consumano soprattutto cereali, frutta, verdura, tofu e altri alimenti di origine vegetale. A volte però si concedono anche un pezzetto di carne oppure di pesce. Non disdegnano qualche piccolo strappo alla regola e non seguono in modo rigido le regole alimentari di questi regimi. I flexitariani solitamente evitano tutti i derivati animali per 4 o 5 giorni a settimana, ma se una sera si trovano a mangiare della carne non rifiutano. La nuova moda deriva da diversi fattori. I flexitariani sono prima di tutto persone che curano molto la propria salute, per questo preferiscono ridurre al minimo il consumo di carne.
Potremmo vedere la nostra casa come il “teatro” dove mettiamo in scena la quotidianità della vita e sentire il nostro spazio esistenziale come un alleato accogliente, un’oasi protettiva nel nostro cammino di vita, oppure come una trappola, un vero ostacolo al soddisfacimento dei nostri legittimi bisogni di sicurezza , di buona relazione con noi stessi e con le persone con cui interagiamo.