Gengivoplastica e gengivectomia

I trattamenti parodontali rappresentano ormai una realtà nei migliori studi dentistici. Molti di questi trattamenti servono ad alleviare gli effetti della malattia parodontale, come gli interventi chirurgici che cercano di riparare, mantenere e sostenere i tessuti di supporto dentale in modo che la cavità orale in generale, e i denti in particolare, siano sempre perfettamente sani. La gengivoplastica è un trattamento che permette di rimodellare il tessuto gengivale. Viene effettuato in caso di anomalie gengivali e malattie parodontali, in modo da migliorare l’armonia e l’equilibrio tra linee gengivali e corona del dente. Permette inoltre di eliminare le tasche che si formano per processi infettivi e che permettono ai batteri di proliferare nello spazio tra denti e gengiva, fino a portare ad una compromissione importante del dente e del cavo orale del paziente.  La gengivoplastica viene generalmente eseguita in combinazione con una gengivectomia per ragioni estetiche o come parte di un trattamento per la parodontite. La gengivectomia, infatti, è un intervento che permette di rimuovere ed asportare la tasca e la parte di gengiva malata, ricreando un nuovo “attacco” della gengiva vicino al dente. Queste due procedure che sembrano uguali sono in realtà molto diverse tra loro. Approfondiamo l’argomento con la dott.ssa Giorgia Mariani, del Santagostino di Milano. Continua a leggere

Sindrome dell’ovaio policistico

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La sindrome dell’ovaio policistico è stata descritta per la prima volta nel 1935 da Stein e Leventhal, i quali riconobbero un’associazione tra la presenza di caratteristiche ovaie aumentate di volume e policistiche e la storia clinica di irsutismo, assenza di cicli e obesità. Attualmente e spesso sotto la dizione di PCO (ovaio policistico) viene evidenziato un segno ecografico e non una specifica malattia o sindrome. L’applicazione di rigidi criteri è fuorviante se si pensa che l 25% delle donne “normali” ha un aspetto ecografico tipico da PCO senza avere la sindrome dell’ovaio policistico.

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è la causa endocrina più frequente associata ad alterazioni mestruali (cicli in ritardo ogni 40-60 giorni o assenza di cicli per lunghi periodi). Tale sindrome interessa l’8-18% delle donne in età fertile e la storia familiare di ovaio policistico e/o diabete rappresenta un fattore di rischio. Ma vediamo insieme al Dott. Ciro Comparetto, ginecologo presso la Casa di Cura San Paolo di Pistoia, come si manifesta, come avviene la diagnosi e soprattutto quali sono le armi per evitare tale sindrome tra prevenzione e corretto stile di vita. Continua a leggere

Prevenzione delle malattie della tiroide

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Le malattie della tiroide possono riguardare sia la struttura (noduli, infiammazione del tessuto o tumori) che la funzione, con una produzione eccessiva o ridotta di ormoni tiroidei.  La tiroide è una ghiandola endocrina situata alla base del collo che produce l’ormone tiroideo, per il 90% sotto forma di tiroxina (T4) e il restante 10% di triiodiotironina (T3).  L’ormone tiroideo regola numerose funzioni del nostro organismo, tra cui lo sviluppo del sistema nervoso centrale durante le prime fasi della vita, l’accrescimento corporeo, attività metaboliche e la funzione cardiaca. Deve essere continuamente secreta esattamente la giusta quantità di ormoni tiroidei, infatti, piccole variazioni possono avere ripercussioni notevoli sull’organismo e sui processi metabolici. Inoltre, quasi tutti i tessuti esprimono recettori per gli ormoni tiroidei, di qui si coglie l’importanza di una corretta funzione della ghiandola. Quando la tiroide produce troppi ormoni tiroidei si manifesta una condizione chiamata ipertiroidismo che causa una serie di sintomi, quali insonnia, nervosismo, ansia, iperattività, perdita di peso, battito cardiaco rapido o irregolare.  Se la tiroide non produce abbastanza ormoni tiroidei si verifica una condizione chiamata ipotiroidismo. Nelle fasi iniziali, solitamente l’ipotiroidismo raramente provoca disturbi ma, col passare del tempo, se non curato, può causare una serie di problemi di salute, come obesità, dolori articolari, irregolarità della funzione riproduttiva e malattie cardiache. La carenza di iodio è una delle cause responsabili dell’insorgenza di alcune patologie tiroidee. Per poter funzionare correttamente, la tiroide necessita infatti di un adeguato apporto nutrizionale giornaliero di iodio, che viene assorbito e processato per sintetizzare gli ormoni tiroidei. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la dose quotidiana raccomandata è pari a 150 mcg al giorno per adolescenti e adulti e arriva fino a 250 mcg nelle donne in gravidanza.  Il modo più semplice per garantire un adeguato apporto quotidiano di iodio è utilizzare il sale iodato: per questo, prima di eliminarlo completamente dalla propria dieta, è opportuno confrontarsi con il medico.  Un’altra patologia tiroidea molto diffusa è il gozzo (aumento di volume della tiroide) che può essere diffuso o nodulare. I noduli tiroidei sono molto frequenti, soprattutto nella popolazione femminile adulta, ma solo fino al 10% circa di essi sono maligni. In tal caso si parla più propriamente di cancro tiroideo. Continua a leggere

Il calendario dei controlli in gravidanza

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Dopo il tradizionale test di gravidanza sulle urine è arrivata anche la conferma dalle analisi del sangue: la famiglia si allarga. Nei tre trimestri la donna deve seguire un fitto calendario costellato di visite di controllo dal ginecologo di fiducia, ecografie, test, molti dei quali vengono erogati gratuitamente, senza pagamento di alcun ticket. Purtroppo, non esiste un’agenda standard applicabile a tutte le donne. Ma vediamo allora quali sono i principali esami a cui si sottopone una donna incinta, trimestre dopo trimestre.

Visita ginecologica
Entro la decima settimana. Lo specialista fa il punto sulla condizione di salute della donna e valuta ogni eventuale fattore di rischio che potrebbe compromettere il buon andamento della gravidanza. Sulla base dei dati raccolti, il ginecologo stabilisce il calendario degli esami da fare nei tre trimestri e da una serie di indicazioni sulle visite successive. Continua a leggere

Alzarsi presto la mattina fa davvero miracoli?

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Il concetto di Miracle Morning è stato introdotto da Hal Helrod, nel suo libro di grande successo: “The Miracle Morning: trasforma la tua vita un mattino alla volta prima delle 8:00”. Si, la mattina è un caos per chiunque, soprattutto nelle famiglie con bambini. Il consiglio di Elrod è semplicemente svegliarsi un’ora prima rispetto alla tua sveglia solita. Il punto è che mattinieri ci si può diventare. La qualità della nostra giornata e della nostra vita è fortemente influenzata da come ci svegliamo la mattina e dal nostro livello di crescita personale. I primi momenti del mattino, infatti rappresentano un ago della bilancia che dà la direzione al resto della giornata. Svegliarsi presto permette di organizzare meglio la giornata: questo significa non solo pianificare bene le cose che si hanno da fare, ma evitare lo stress di affrontare impreparati i propri impegni. Alzarsi presto la mattina aiuta a sfruttare al massimo il proprio cervello. Infatti, secondo altri studi, sono proprio le prime ore del mattino quelle in cui le nostre funzioni intellettuali sono al top. Inoltre, la mattina si è più energici e si ha più voglia di affrontare i problemi giornalieri. Svegliarsi presto porta benefici anche a livello umorale, facendoci sentire più forti, energici, finalmente non in perenne ritardo e quindi mentalmente positivi poiché privi di ansie. Sono davvero tante le caratteristiche positive che contraddistinguono i più mattinieri: e diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che il sacrificio di alzarsi presto viene ripagato da migliori condizioni fisiche e psicologiche. Scopriamo insieme perché sarebbe bene svegliarsi presto ogni mattina e come intraprendere questa nuova abitudine. Forse proprio la mattina presto riuscirete finalmente a dedicare un po’ di tempo a voi stessi. Continua a leggere

La gluteoplastica smart

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Un fondoschiena alto, sodo e armonioso è il sogno di tutte le donne, spesso però destinato a rimanere tale per il timore di doversi sottoporre a un intervento chirurgico in anestesia totale considerato tra i più invasivi e a rischio di complicanze. Ma ci sono valide alternative molto più soft. La gluteoplastica, o chirurgia di rimodellamento del gluteo, consente di aumentare e/o modificare la forma dei glutei in pazienti che presentino un rilassamento dei tessuti causato da un importante dimagrimento o dal naturale trascorrere del tempo, oppure semplicemente un “lato B” disegnato dalla natura piatto o troppo piccolo. Una possibile complicanza dell’intervento chirurgico di gluteoplastica è la contrattura capsulare, che è data dalla reazione dell’organismo alla protesi glutea. Inoltre, le protesi utilizzate nella chirurgia di aumento del volume dei glutei possono talvolta andare incontro a dislocazione, che si verifica quando la protesi si sposta dalla tasca nella quale è stata collocata o ruota su sé stessa cambiando la posizione. Tra le controindicazioni di questo intervento chirurgico vi è anche il decorso post- operatorio che è piuttosto doloroso. Dopo l’intervento, inoltre, si deve rimanere a riposo per 48 ore, in questa prima fase potranno verificarsi gonfiori, ecchimosi e dolore a livello dei glutei. Un’alternativa decisamente meno invasiva è rappresentata dal lipofilling o lipostruttura, che prevede l’utilizzo del proprio grasso per aumentare e rimodellare i glutei ed è quindi indicato in pazienti che presentino sufficienti accumuli adiposi, che hanno il merito di poter essere trasferiti in altre parti del corpo senza provocare reazioni di rigetto. Ne parliamo con la dottoressa Gabriela Stelian specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. Continua a leggere