L’alluce è spesso sottoposto a fastidiose patologie; ne parliamo con il Dottor Alessandro Farnetti, specialista della chirurgia del piede presso il Centro Medico Visconti di Modrone
Alluce valgo con o senza deformazione delle dita
Tale deformità è generata da una scorretta biomeccanica del piede che genera forze deformanti su tutto l’avampiede. Questa deformità evolutiva è caratterizzata da una deviazione su un piano orizzontale e verticale, oltre ad una torsione sul suo asse, dell’articolazione metatarso falangea con valgismo dell’alluce e varismo del 1° metatarso. La deformità dell’alluce valgo viene comunemente considerata una patologia che interessa solamente l’articolazione metatarso falangea prima del piede. Questa deformazione è sicuramente la prima a comparire, modificando la morfologia dell’avampiede e causando i primi disturbi, legati, soprattutto, al conflitto con la calzatura, con flogosi, dolore e borsiti a volte ulcerate e settiche. Questa prima fase crea solitamente i primi allarmi, ma viene spesso tollerata dal paziente ricorrendo ad una più accurata scelta, spesso con rinunce, del tipo di calzatura. In realtà, questa deformità è generata da una scorretta biomeccanica del piede che genera forze deformanti su tutto l’avampiede. Generalmente, al valgismo dell’articolazione metatarso falangea prima si associano progressivamente oltre alle deformità delle dita, pronazione dell’avampiede e dolorose metatarsalgie difficilmente controllabili con l’uso dei plantari. La comparsa della sintomatologia dolorosa porta ad una progressiva limitazione del cammino che, con la deformazione sempre più evidente dell’avampiede e la difficoltà all’uso delle calzature, a cui si aggiungono alterazioni posturali, portano il paziente a prendere in considerazione la correzione chirurgica. Il quadro clinico può essere molto variabile, da modeste deformazioni isolate, fino a deformità gravi con associate alterazioni di tutto il piede.
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L’ayurveda considera ogni singolo individuo come unico nel suo genere, con una costituzione individuale, sia fisica sia psicologica, determinata da ereditarietà genetica, e influenza dei dosha e del karma. Benché, man mano che viviamo la nostra vita, si verifichino molti cambiamenti nel nostro corpo e nella nostra mente, nell’essenza la persona resta la stessa dalla nascita, a meno che ci imponiamo uno squilibrio di dosha con uno stile di vita insano. L’Ayurveda identifica un fattore che collega i vari stadi delle nostre vite e mantiene la nostra identità individuale. Questo fattore si chiama smirti, che possiamo tradurre con “memoria”, che permea ogni singola cellula del nostro corpo. L’Ayurveda ci insegna inoltre che per essere sani in questa vita dobbiamo permettere all’energia vitale, o prana, di fluire senza impedimenti. Se la nostra condizione è inadeguata, o se indulgiamo su pensieri e atteggiamenti che incrinano il nostro stile di vita rendendoci pieni di risentimento e di rabbia, tale energia si blocca. Il nostro corpo e la nostra mente non riesce più a funzionare armoniosamente, rendendoci impossibile il vivere appieno la nostra vita.
Per anni si è pensato che si annidasse solo nel cervello, ma oggi sempre più indizi ci portano a un secondo nascondiglio: l’intestino. È li che la depressione cerca di sfamarsi, ma in condizioni di stress non trova il nutrimento necessario a placare il suo tormento. A sottrarglielo sono i batteri del microbiota, miliardi di microorganismi che abitano l’intestino umano e che sono diventati ormai sorvegliati speciali sotto la lente di medici e scienziati. Si stima che il loro numero sia dieci volte superiore a quello delle nostre cellule: del resto si trovano in moltissimi distretti del corpo, come occhio, bocca, naso, tratto urogenitale e ovviamente intestino. 
L’ansia è l’interesse che si paga su un guaio prima che esso arrivi