Psicoterapia Interpersonale ‘long distance’ nell’epoca del Coronavirus

La psicoterapia in Italia è ancora concepita quasi esclusivamente come un incontro ‘faccia a faccia’, un momento nel quale silenziare (finalmente…) i cellulari per non essere continuamente interrotti da un WhatsApp o da un sms e, così, parlare nell’ambito di un setting definito e specifico delle proprie ansie, dei propri sintomi o delle proprie difficoltà. Ne parliamo con il Dottor Mario Miniati, Psichiatra Psicoterapeuta del Centro Medico Visconti di Modrone.

Le ultime terribili settimane hanno cambiato in attimo tutto questo, hanno aumentato le distanze, modificato la ritualità dei gesti quotidiani che ci hanno sempre caratterizzato, compresa la possibilità di confrontarci con le figure mediche, con i nostri specialisti di fiducia ‘direttamente’, senza l’intermediazione di alcun mezzo di comunicazione, in un momento di estrema difficoltà per tutti. Continua a leggere



Responsabilità sociale: l’esempio del coronavirus

L’esempio del coronavirus è adatto a ricordare che la sanità, in quanto “sistema sanitario” e in quanto espressione di uno stato e di un comunità, è una questione sociale oltre che individuale. Ne parliamo con il Dottor Matteo Pacini, specialista psichiatra esperto in dipendenze del Centro Medico Visconti di Modrone.

I dati usciti di recente confermano quanto si vociferava già da diverso tempo, e cioè che la stragrande maggioranza dei casi riguardano soggetti con altre malattie, i quali quindi non sono da considerarsi vittime dirette del coronavirus, ma morti per concorso di cause, tra cui l’ultima, e magari la meno importante in sé, è stato il coronavirus. Qualcuno, ed è istintivo, alla lettura di tali dati tenderà ad essere contento se non rientra nelle malattie “a rischio”, come dire “non tocca a me”. Automaticamente, si immagina che a questo punto le restrizioni possano cadere ed essere limitate ai soggetti a rischio, oppure che questi ultimi, ciascuno per sé, pensino a prendere misure particolari per proteggere se stessi. Così non è, per diversi aspetti. Continua a leggere



Lo yoga ai tempi della quarantena

In questi tempi a dir poco difficili ci siamo dovuti necessariamente fermare, ritrovandoci con una quantità di tempo a disposizione a cui non siamo più abituati. Nasce quindi l’esigenza di dare valore a questo “tempo ritrovato” ripescando dei buoni propositi sempre rimandati per star dietro ai ritmi frenetici della vita quotidiana. Tra i vari propositi c’è sempre la pratica Yoga, o per meglio dire, la possibilità di praticare lo Yoga con assiduità, in modo da approfondirlo, comprenderlo veramente e raggiungere i risultati di cui tanto si parla. “Non potendo in questo momento ancora uscire di casa è difficile iniziare a praticare yoga e/o progredire senza affidarsi alla tecnologia, seguendo quindi lezioni on-line, workshop in video conferenza e altro ancora. Sul web è un continuo fiorire di iniziative, effettivamente di grande aiuto e sostanzialmente in grado di soddisfare ogni esigenza. Si tratta di uno sforzo meritevole, non solo per diffondere questa disciplina, ma soprattutto un modo per aiutare in modo intelligente chi deve rimanere a casa e vuole dare valore al proprio tempo, coltivando nello stesso tempo il proprio benessere”, ci spiega Gianmario Aquilino, insegnante yoga e massaggiatore presso l’Ecoresort Le Dune, a Piscinas, all’interno del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna. Continua a leggere



Ecco cosa mangiare per rinforzare il sistema immunitario

L’esperta di alimentazione Carla Lertola ci porta a fare la spesa: tutte le vitamine che ci servono, in questo periodo di isolamento, più che mai. Nell’aria c’è un insolito profumo di dolci appena sfornati, di pizze fatte in casa e anche di grigliate. In questo surreale periodo in cui le nostre vite sono sospese in attesa che il coronavirus arretri e ci lasci tornare alla ‘libertà’ di prima, il rischio è (anche) mangiare male: quantità eccessiva, cibi troppi grassi, e quella voglia di cioccolato che guai a chi ce lo tocca, che ci mancano solo i sensi di colpa. Per affrontare al meglio questa ‘immobilità’ forzata, di chi è in isolamento o lavora da casa con lo smart working, abbiamo chiesto un vademecum a un’esperta del settore, Carla Lertola, specialista in Scienza dell’alimentazione del Centro Medico Visconti di Modrone. Continua a leggere



Micosi, come curarla

Micosi è una parola derivante dal greco e significa “Fungo”. I funghi patogeni sono organismi eucarioti, unicellulari o pluricellulari, capaci di provocare malattie nell’uomo o in altre specie animali. Esistono vari parametri per classificare le micosi. Il parametro usato più di frequente è il sito d’infezione. In base al sito d’infezione, le micosi si distinguono in: micosi superficiali, micosi cutanee, micosi subcutanee, micosi sistemiche dovute a patogeni primari e, infine, micosi sistemiche dovute a patogeni opportunisti. L’onicomicosi in particolare viene provocata di solito da un fungo appartenente al gruppo dei dermatofiti. Altre volte invece, da lieviti e muffe. Sono microrganismi che vivono in ambienti umidi, è facile infatti prendere i funghi nelle piscine e nelle docce, sia quelli delle unghie che dell’epidermide. Sono infezioni molto fastidiose e difficili da debellare. Per questo motivo è importante intervenire subito. Continua a leggere



Chewing gum amici dei denti

Per molti anni la gomma è stata indicata tra le cause della carie, ma oggi la scienza sdogana quella allo xilitolo, che ha persino un effetto protettivo sui denti, però sempre ricordando che non sarà mai sostitutiva di spazzolino, dentifricio e filo interdentale. La principale critica alla “gomma” nel corso degli anni è, infatti stata quella secondo cui il contenuto in zuccheri che si aggiungono al gomma base (20% circa) e agli additivi (coloranti e aromi), causasse la carie. Ma non sempre è così, esiste uno zucchero, nello specifico un poliolio, che viene addizionato in chewing gum e caramelle per inibire i batteri cariogeni. È lo xilitolo, definito anche lo “zucchero del legno” perché estratto dalla corteccia di alcuni alberi. In pratica, a differenza di quanto avviene con altri tipi di carboidrati alimentari, la metabolizzazione  di questo dolcificante naturale da parte degli streptococchi orali e dei lattobacilli (i batteri cariogeni, appunto) produce una minore quantità degli acidi responsabili  della dissoluzione dei tessuti minerali del dente. Cioè la carie. Ma la masticazione del chewing gum  comporta anche un meccanismo preventivo indiretto, l’aumento della produzione della saliva, che concorre a “lavare” i denti, contrastando, sebbene in modo parziale, il depositarsi della placca batterica sui denti. Non solo. La stessa funzione di lavaggio serve anche a contrastare l’alitosi, asportando gli eventuali frammenti di cibo. Ma attenzione questi tipi di chewing gum non sono assolutamente sostitutivi degli insostituibili spazzolino, dentifricio e filo interdentale. Lo stesso xilitolo è semplicemente definito, tra gli zuccheri cariogeni, il meno dannoso. Continua a leggere