I segreti dell’amore e dell’innamoramento

coppia_passioneAmore e innamoramento sono stati al centro dei pensieri e della produzione artistica di poeti, scrittori, pittori, scultori, musicisti, registi, filosofi, sociologi. Non potevano mancare buoni ultimi in questa lista, i neuro-scienziati, gli psichiatri e gli psicologi, i quali, come spesso capita nel cammino scientifico, si sono divisi in sostenitori di differenti correnti di pensiero, così ci racconta il Dott. Mario Miniati, del Centro Medico Visconti di Modrone, Specialista in Psichiatria.

Una parte della ricerca si è occupata di dare una risposta a un quesito centrale: quali meccanismi, quali reti neuronali possono essere responsabili di una condizione così complessa come l’innamoramento ? Con gli strumenti di brain imaging, come la Risonanza Magnetica Funzionale (RMN), si sono cercate le differenze tra l’amore ‘romantico’ e quello ‘passionale’ o le basi neurobiologiche del ‘primo amore’, in genere ricordato come profondamente differente da quelli successivi.

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Dott. Mario Miniati

E’ stato considerato il ruolo di neurotrasmettitori come la dopamina e la serotonina. Queste molecole, coinvolte nei meccanismi etiopatogenetici di disturbi quali la depressione, la mania e il DOC (Disturbo Ossessivo-Compulsivo), sono state prese in considerazione nel tentativo di spiegare alcuni fenomeni fisiologici, come la polarizzazione ideativa sulla persona amata e le particolari condizioni di esaltazione, che spesso si vivono nella fase d’innamoramento. Ugualmente, è stato valutato anche nell’uomo il ruolo alcuni ormoni con valenza neuro-trasmettitoriale, come l’ossitocina, responsabili nei modelli animali delle condotte di attaccamento ai cuccioli, per cercare le possibili basi biologiche alle reazioni eccessive agli eventi di separazione.
Sono, poi, state esplorate zone profonde del cervello come l’amigdala, strutture complesse come il lobo limbico, le aree frontali e pre-frontali, per cercare di fornire un razionale ‘neuro-anatomo-funzionale’ alla ‘tempesta d’amore’.
Altri neuroscienziati hanno cercato di comprendere e descrivere in modo sistematico i potenziali ‘effetti negativi’ che l’amore e l’innamoramento, quando ‘eccessivi’, possono arrivare a produrre, con una classificazione delle tipologie di rapporto ‘non sereno’ con la persona amata: dall’attaccamento ‘immediato’ a quello ‘ossessivo’, a quello ‘dipendente’, al‘delirante di gelosia’, del quale, purtroppo, al di là delle descrizioni della letteratura romantica, vi sono anche tragici esempi nelle cronache quotidiane.

Altri ancora si sono soffermati a evidenziare le analogie tra la fenomenologia tipica dell’innamoramento e i sintomi delle fasi di eccitamento maniacale dei disturbi dell’umore. In entrambi i casi, il soggetto percepisce uno stato di grazia nel quale si avverte la potenzialità di realizzare qualsiasi obiettivo. Le sensazioni somatiche e psichiche sono di grande energia e instancabilità e si associano all’affollamento dei pensieri, all’accelerazione delle idee, a un eccitamento che riduce il bisogno di sonno o la sensazione della fame. Del resto, l’innamoramento può essere sia una risorsa che aiuta a riaccendere la spinta vitale in un soggetto con una fenomenica dello spettro depressivo (‘quando un nuovo amore si affaccia sulla scena…’), sia un fattore precipitante la fase maniacale in soggetti con una storia di disturbo bipolare, visto che la riduzione delle ore di sonno, l’attivazione somato-psichica e la fisiologica euforia d’amore possono contribuire ad innescare una fase di eccitamento psico-motorio in soggetti predisposti.
Pur se è ovvio che non vi sia nulla di ‘patologico’ nel cosiddetto ‘mal d’amore’ è altrettanto evidente che la perdita della persona amata può produrre, in casi particolari, intense reazioni emotivo-affettive che giungono a configurare vere fasi depressive o a scatenare disturbi dello spettro ansioso. Anche nei casi in cui non vi sia la perdita (il lutto della persona amata) ma solo la separazione sentimentale, può manifestarsi un vissuto di profonda tristezza e demoralizzazione correlato alla compromissione di uno scenario, all’abbandono di un progetto di vita a due.

Secondo la durata e l’intensità del rapporto, si configura una duplice sfida: da un lato, deve essere affrontato il dolore dell’allontanamento dalla persona amata; dall’altro, si passa attraverso una transizione di ruolo correlata al cambiamento nei rapporti non solo con la persona con cui ‘non si è più in coppia’ ma anche con chi costituiva il microcosmo in cui la coppia stessa era immersa. Spesso, si produce una condizione di deprivazione interpersonale, in cui la persona, con la separazione, perde anche la maggior parte delle relazioni, della rete sociale, con un potenziamento dei vissuti di inadeguatezza.
In questo senso, alcuni percorsi di supporto psicologico possono costituire un valido aiuto a chi si trova a vivere con particolare difficoltà il fallimento di un rapporto sentimentale. Alcune forme di psicoterapia, come, per esempio, la Psicoterapia Interpersonale (IPT) focalizzano l’attenzione proprio sulla qualità e sulla quantità dei rapporti interpersonali.
La Psicoterapia Interpersonale (IPT) è una terapia breve, inizialmente proposta per il trattamento della depressione e in seguito, adattata a altri disturbi. Le basi teoriche e pratiche di IPT derivano da molteplici fonti e da studi sugli stressor coinvolti nell’insorgenza della depressione, inclusi i conflitti di coppia.

IPT è una tecnica la cui efficacia è stata dimostrata in numerosi studi clinici. E’ stata utilizzata anche in un recente studio multicentrico su pazienti con depressione, condotto nell’ambito di una collaborazione tra l’Università di Pisa e il Western Psychiatric Institute and Clinic di Pittsburgh (PA-USA).

Si articola, nel ciclo base iniziale, in un numero di sedute limitato (da 12 a 16) ed è focalizzata su 4 aree problematiche: a) il lutto; b) il conflitto di ruolo; c) la transizione di ruolo; d) il deficit interpersonale.

Il lutto è una delle aree più complicate da affrontare. Si sceglie per una perdita reale di una persona significativa; il lutto per la perdita di funzioni o di abilità è da considerarsi come una transizione di ruolo. I conflitti di ruolo corrispondono a situazioni nelle quali il soggetto e l’altra persona importante sul piano emotivo-affettivo vivono aspettative non reciproche sulla loro relazione. Il deficit interpersonale è scelto come focus della terapia quando il paziente presenta una storia di impoverimento interpersonale, con relazioni inadeguate o inconsistenti. E’ possibile che i soggetti con deficit interpersonale non abbiano mai stabilito relazioni durature o intime. La transizione di ruolo è il focus principale per coloro che si trovino a gestire importanti cambiamenti nella loro vita, incluse le difficoltà relazionali che sfociano in un divorzio o comunque nella dissoluzione del rapporto di coppia.
IPT utilizza tecniche proprie di altre psicoterapie, ma differisce da esse per la visione di fondo. L’insorgenza e il perdurare dei sintomi depressivi, dell’ansia, della ‘tristezza patologica’ sono, in IPT, da correlare agli eventi interpersonali stressanti che coinvolgono il paziente. Il terapeuta valuta con il paziente quale area sia maggiormente associata all’insorgenza dell’episodio in atto e avvia un percorso volto al superamento delle difficoltà presenti nell’area individuata.

 

Silvia Trevaini

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