Una pelle senza età

Quando si parla di come mantenere fresca e giovane la pelle, si pensa subito a rendere inossidabile quella del viso. Per cui punteremo i riflettori su questa zona, senza dimenticare che anche quella del corpo non resta immune al passare del tempo (comprese le mani). Le cure anti- age sono l’unica arma, insieme ad un corretto stile di vita quotidiano ( sana alimentazione, attività fisica, niente alcol e fumo), per mantenerla elastica, luminosa, omogenea, soprattutto dai 40 anni in poi, quando realmente si inizia a toccare con mano che la pelle invecchia. Un processo di “degenerazione” che scatta qualche anno prima, già verso i 30, quando appaiono i primi segni. Il primo più evidente è la disidratazione. Le cellule dell’epidermide unite nello stato corneo da alcune sostanze cementanti, quali i ceramidi, rendono la pelle turgida, flessibile, impermeabile e quindi costantemente idratata; ma con l’avanzare dell’età il numero di ceramidi diminuisce, la cute diventa fragile, facile alle desquamazioni, alle rughe e alle screpolature, mentre al tatto appare ruvida e secca. Il tempo, inoltre, modifica la cute anche a livello più profondo, nel derma, dove si evidenzia una graduale degenerazione di quella che rappresenta la matrice di sostegno del tessuto connettivo. Approfondiamo l’argomento con il  professor Santo Raffaele Mercuri, primario dell’unità di dermatologia del San Raffaele di Milano… Continua a leggere

La miopia

La miopia è un difetto visivo molto comune. I pazienti miopi vedono bene a corte distanze ma non vedono a fuoco da lontano. La messa a fuoco da lontano richiede uso di occhiali o lenti a contatto, progressivamente più potenti con l’aumentare della miopia. Infatti si parla di miopia lieve fino alle 3 diottrie di potere della lente, moderata tra le 3 e le 6 e grave oltre le 6 diottrie. Continua a leggere

Tutti i benefici delle uova

Grazie al loro forte potere antiossidante, le uova sono alleate molto preziose del nostro organismo. Contengono nutrienti essenziali come zinco e ferro e apportano vitamina A, fondamentale per rafforzare il sistema immunitario e per la vista, ma utile anche per la sua funzione anti-età capace di restituire luminosità a pelle e capelli. Eppure su questo importante alimento regnano convinzioni contrastanti che, periodicamente, influiscono sulle scelte dei consumatori: a chi ne riconosce le virtù di cibo sano e a basso costo si oppone il fronte di chi le considera tra gli alimenti più ricchi di colesterolo. Alla fine, nel dubbio, si rischia di escluderle dalla propria dieta. Chi ha ragione?

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Troppe proteine fanno male

C’è una vera mania per le proteine. Pare che tutti si preoccupino di mangiarne il più possibile. Il problema è che quando se ne prendono di più rispetto a quante ne servono fanno più male che bene. Quindi vale la pena pensarci due volte prima di seguire questa moda.

 Il mito delle proteine è uno dei più diffusi fra le persone che si interessano di nutrizione, con la convinzione che le proteine siano la chiave nutrizionale per rientrare in forma. Convinzione peraltro alimentata dalla diffusione di diete iperproteiche quali «low-carb», «sugar buster», Zona, Atkins, Scarsdale e altre, che arrivano in qualche caso addirittura a suggerire la supplementazione con cinque albumi d’uovo di prima mattina per dimagrire o per sviluppare massa muscolare.

Questa situazione rende difficile il compito dell’educatore alimentare, che stenta a convincere le persone che le proteine al di là del fabbisogno non servono e che se entro certi limiti possiamo permettercele, oltre una determinata quantità si entra in una zona di rischio. E il compito è reso oltremodo arduo dal perenne ostacolo frapposto all’educazione alimentare da una serie di pubblicazioni e trasmissioni che propongono il largo consumo di proteine a un pubblico femminile in costante guerra col proprio peso, o a un certo pubblico maschile in costante contemplazione del proprio corpo.

Indubbiamente in un regime dietetico le proteine hanno molti vantaggi.

  • Tanto per cominciare permettono di programmare molto facilmente diete ipocaloriche perché gli alimenti proteici abbassano la densità calorica (a patto che vengano scelti tra alimenti magri).
  • Appagano il gusto, perché gli alimenti proteici sono buoni e impegnano la masticazione dando soddisfazione.
  • Aumentano l’aderenza a una dieta per aumento del senso di sazietà.

Troppe proteine hanno un grosso svantaggio. Mantenere alti apporti proteici con la dieta non è possibile senza le fonti animali; le proteine animali, sono responsabili di aumentato rischio di aterosclerosi, tumori, osteoporosi, ipertensione, calcolosi urinaria, gotta. Ma vediamo insieme al nostro esperto di alimentazione fruttariana Giorgio Bogoni di quante proteine abbiamo effettivamente bisogno…

Il dott. Colin Campbell, in The China Study, riporta una delle più lucide argomentazioni contro un eccessivo consumo di proteine, perché identifica uno dei pilastri sui quali si regge il mito dell’importanza delle stesse: molti anni fa, si decise che l’insufficienza proteica era la causa dei sintomi di denutrizione nei Paesi in via di sviluppo.

Da allora, non solo ci si preoccupò di inviare pasti iperproteici in Africa, dove peraltro qualsiasi cosa vagamente edibile avrebbe ottenuto risultati apprezzabili, ma si assunse come indiscutibile la necessità di un buon apporto proteico nell’ambito di qualsiasi regime alimentare.

Perché se ne facesse poi una sorta di “panacea dietetica”, basti osservare quanto già evidenziato e cioè che un’alta percentuale di calorie da fonti proteiche appaga il senso di sazietà e facilita il mantenimento del peso-forma.

Una strada in discesa, per di più avvalorata dalla Scienza, divenne così presto largamente battuta e lo è tutt’ora. Tanto nella scelta degli cibi sullo scaffale del supermercato, quanto attraverso l’assunzione di preparati sostitutivi del pasto (storicamente primi tra tutti quelli di Herbalife).

Persino la recente moda per la dieta chetogenica pretende un abbondante utilizzo di cibi molto proteici, perché caratterizzati dal ridotto apporto calorico necessario alla produzione di chetoni.

Oggi però, forse anche a fronte del dilagare di disturbi (soprattutto a carico dei reni) nello smaltire un eccesso di proteine, ci si comincia a chiedere quanto siano effettivamente necessarie.

L’osservazione che ritengo più interessante riguarda l’analisi della percentuale proteica del latte materno nei diversi mammiferi, forti del presupposto che la Natura abbia confezionato un alimento perfetto per il cucciolo.

Si è in effetti notato che negli erbivori, alla fine dell’allattamento, il latte materno contiene una percentuale di proteine pari a quella che troveranno nell’erba (3-4%); mentre nei carnivori pari a quella che troveranno nella carne (7-8%). Diversamente nei primati fruttivori, tra cui l’uomo, l’ultimo latte materno prepara appunto al consumo di frutta con una percentuale di gran lunga inferiore all’1%!

Così, se è vero che il colostro, come avviene in tutti gli animali, è molto più proteico perché deve contenere i “mattoncini” per aumentare velocemente la dimensione del bambino in rapida crescita, viene il dubbio che nell’adulto di proteine ne servano davvero poche, quel tanto che basta al mantenimento di un corpo già sviluppato.

Avrete notato che la Scienza, con il passare del tempo, continuare a ridurre la percentuale proteica suggerita nella dieta, oggi attestata intorno al 2-3% delle calorie assunte giornalmente, e credo che in futuro scenderà all’1%.

Del resto l’eccesso proteico è particolarmente insidioso perché sviluppa un “bisogno indotto”: abituando l’organismo a ricevere nuovi “mattoncini”, accelera lo smaltimento delle strutture già presenti nel corpo e la costruzione di nuovo materiale con il rischio statistico di commettere un errore in fase di sintesi e generare cellule difettose, potenzialmente patogene.

Personalmente mi nutro da anni quasi esclusivamente di frutta e ho lentamente portato il mio organismo a sopravvivere con un apporto proteico medio probabilmente intorno all’1%. La massa corporea è costante, naturalmente snella, strutturalmente solida e piena di energia.

A fronte della mia esperienza personale, mi sento di poter affermare che rieducarsi progressivamente nella direzione di un basso consumo di proteine è uno degli elementi chiave per guadagnare un buono stato di Salute sul lungo termine.

 

trevaini50Silvia Trevaini

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Il falso biologico

È ormai noto che uno stile di vita sano non possa prescindere da un’alimentazione sana e bilanciata. Ma cos’è veramente “sano”? Quando ci poniamo questa domanda è impossibile non pensare a quegli schemi detti “piramidi alimentari” che ci vengono presentati sin da piccoli, ma oggi sempre di più tendiamo ad associare al concetto di salutare anche quello di biologico.

In effetti non è importante solo quello che mangiamo, ma anche come ciò che abbiamo nel piatto è arrivato sulla nostra tavola, chi l’ha prodotto, dove e con quali metodi. Recenti ricerche di mercato indicano che la produzione e il consumo di prodotti biologici è in continuo aumento. La crescita della domanda ha portato a una conversione di svariati ettari di terreno, un dato positivo per la salute del suolo e la diversificazione del colture. Il potenziale di crescita è ancora enorme e può innescare una trasformazione profonda  dell’agricoltura, dell’alimentazione e dell’economia, con benefici per la società, i produttori e l’ambiente; un dato sicuramente incoraggiante per il nostro paese. Il biologico inoltre è un argomento che affascina chi di noi vive e lavora in una grande città. Solo l’idea evoca immagini di paesaggi campagnoli, dove la vita è ancora scandita dal ritmo delle stagioni, e dove il contadino coltiva con passione la sua terra, con la quale ha un rapporto di profonda simbiosi. Continua a leggere

Steatosi Epatica: cosa significa avere il fegato grasso?

Le malattie del fegato sono molto diffuse nella popolazione generale ed una corretta diagnosi permette una terapia adeguata e molto spesso la guarigione. Tra queste la più frequente è la steatosi epatica caratterizzata da un accumulo di grasso, in particolare trigliceridi, nel fegato, presente in circa il 30% della popolazione, rappresentando quindi una vera e propria malattia epidemica. L’incremento della steatosi epatica va di pari passo con l’aumento del sovrappeso/obesità e del diabete che riflettono una alimentazione scorretta ed una vita sedentaria. La steatosi epatica può evolvere in steatoepatite non alcolica, fibrosi epatica, cirrosi, e tumore epatico. Ne parliamo con la Prof.ssa Fargion, specialista in gastroenterologia del Centro Medico Visconti di Modrone, esperta in malattie del fegato. Continua a leggere