Benessere dell’intestino, ne abbiamo abbastanza cura?

di Giuseppe DiFede, Direttore Sanitario IMBIO E IMGEP

Pancia gonfia, gonfiori addominali, stipsi o colite sembra ormai essere la regola.

Ti senti gonfio appena inizi a mangiare, ti senti nervoso perché quel fastidioso senso di peso addominale ti perseguita. hai timore di uscire di casa perché non sai quando capiterà la prossima scarica di colite, non puoi andare a fare la vacanza dei tuoi sogni perché la tua pancia ti tiene legato a casa.

Devi rinunciare ad indossare quel bellissimo vestito aderente perché sei nei giorni no e sembra che hai mangiato un’intera anguria.

Sei condizionato del tuo intestino e non riesci a capire cosa fare, gli esami del sangue sono tutti a posto e il medico specialista gastroenterologo, dice che non c’è nulla. È tutto a posto, stia tranquilla che va tutto bene.

Peccato che continui a non sentirti bene. Sarà proprio solo tutta colpa dello stress?

Cosa posso fare?

Sempre più evidenze scientifiche, confermano le teorie elaborate fin dai tempi degli antichi Romani, ( è noto il detto latino: “men sana in corpore sane”), che il centro della nostra salute risiede proprio nella nostra pancia, nell’intestino. Considerato da molti un’organo sconosciuto.

Di cosa stiamo parlando? Dell’insieme di tutti i batteri che vivono dentro di noi, la nostra flora batterica o, per dirla nei termini moderni e scientifici, il nostro Microbiota.

Se la flora batterica è in ordine ed è composta da batteri buoni , allora siamo in uno stato di Eubiosi.

Se invece questa flora è alterata e i batteri patogeni iniziano a prendere il sopravvento su quelli buoni, allora siamo in uno stato di Disbiosi.

“Per eubiosi si intende la presenza di un corretto assetto microbico e batterico saprofita

nell’intestino.

Essa è costituita in prevalenza da Bifidobatteri nel piccolo intestino e da Rhamnosobatteri nel grosso intestino, e protegge la mucosa digestiva e intestinale, facilita i processi digestivi e di assorbimento. L’Eubiosi intestinale è soprattutto una condizione indispensabile per la salute.

Al contrario, la disbiosi intestinale, consiste nel venir meno almeno in parte ai batteri “buoni” manifestando conseguentemente batteri patogeni, addirittura come i batteri del gruppo del tifo e paratifo, creando una condizione molto diffusa che impedisce al corpo di mantenersi in perfetta forma ed anche l’instaurarsi di stati di malessere.

La disbiosi in genere non viene considerata una patologia ma “semplicemente” alterazione dell’equilibrio della flora batterica. In queste condizioni gli stessi lattobacilli della flora diventano dannosi.”

Cosa succede quando questi batteri dannosi aumentano di numero? Cosa combinano nella nostra pancia?

“Innanzitutto i batteri che causano disbiosi, possono produrre un eccesso di ammoniaca, capace di intossicare fegato e cervello. Ecco spiegato perché dopo mangiato si viene colti da quella sonnolenza che se possibile ci fa pure fare un bel sonnellino. Aumentando i processi fermentativi intestinali, con produzione di alcool che deve essere elaborato ed eliminato a livello epatico ( nel fegato avvengono le trasformazioni biochime ), da questo insieme di processi metabolici, prende origine la steatosi epatica non alcolica, cioè quello che viene definito ” il fegato degli alcolisti” quando uno alcolizzato non è.

L’alcool infatti se lo produce da sé.

Quando i batteri dannosi aumentano in maniera preponderante, contribuiscono alla formazione di composti chiamati nitrosamine che inducono il cancro nello stomaco e nell’intestino, e possono sintetizzare altri prodotti cancerogeni a partire dai prodotti azotati dei coloranti alimentari.

Anche la parte ormonale può venire alterata, soprattutto quella estrogenica con un aumento di rischio di cancro alla mammella, ed è dimostrato che questi batteri possono incrementare i livelli di colesterolo, di zucchero (diabete) e contribuiscono all’aumento del rischio per malattie cardiovascolari.

Ennesime conferme che la salute viene dalla pancia, come dicevano giustamente gli antichi!

“Ma non finisce qua, perché oltre alla produzione di queste sostanze nocive, l’alterazione della flora batterica può contribuire all’insorgere di lesioni alla parete intestinale, fino alla comparsa della Leaky Gut Sindrome, cioè della “Sindrome dell’Intestino che gocciola”. In pratica l’intestino diventa più poroso e permette il passaggio nel torrente sanguigno di sostanze nocive che invece dovrebbero rimanere nell’intestino. Questo passaggio che non dovrebbe avvenire va a stimolare in maniera prepotente il sistema immunitario che, nel tempo, si squilibra e può iniziare a reagire contro le sue cellule, contribuendo all’insorgere di patologie autoimmuni. La salute viene quindi dalla pancia, anche per l’autoimmunità. L’aumento di permebilità intestinale permette anche a batteri e microrganismi di migrare dall’intestino, raggiungendo altre parti del corpo, causando infiammazioni quali: vaginiti croniche, le cistiti ricorrenti, le candidosi, anche le micosi cutanee.

Proprio vero che la salute viene dalla pancia!

Quindi si parte da un danno a livello intestinale, dall’alterazione della flora batterica, per poi arrivare ad avere conseguenze anche in organi distanti, che probabilmente sono quelli che costituzionalmente sono più deboli. Purtroppo spesso questo collegamento non viene riconosciuto e si continua a somministrare farmaci sintomatici senza prendersi cura delle cause reali del problema. Se la causa prima di un problema di salute è la disbiosi, fino a quando non si va a curare quella, la cura dei sintomi e delle patologie che ha provocato non è mai risolutiva e avvengono spesso le recidive. La scarsa conoscenza di questo stato patologico rende ancora più facile il suo instaurarsi, che ovviamente avviene in modo lento, nel tempo, a seguito di errati stili di vita e di alimentazione”.

Possiamo misurare il grado di alterazione dei batteri intestinali, attraverso un’esame di laboratorio, su un campione di urine, chiamato appunto disbiosi test.

Quali sono le cause di disbiosi intestinale?

Una cattiva masticazione che fa arrivare all’intestino molecole non perfettamente sminuzzate e digerite. La stipsi o stitichezza, che fa ristagnare le feci a livello intestinale, rendendo l’ambiente tossico, stagnante, predisposto al sovrasviluppo batterico. Esiste una relazione diretta tra l’attività dei batteri ed i tempi di transito colico. In caso di stipsi, ad esempio, le feci sono troppo secche (il riassorbimento colico dell’acqua è d’ordine di 900 -1400 ml. nelle 24 ore ) ed i lattobacilli scompaiono. Alimentazione poco idonea per noi, sia per quello che si mangia che per come. Spesso si mangia di corsa, tra una telefonata e un commento sui social, magari in piedi. Si assumono troppi cibi industrializzati, finti, in eccessiva quantità, combiniamo male gli alimenti, mangiamo troppe proteine, poche fibre e troppi zuccheri. Mangiamo sempre gli stessi cibi diversificando poco, e introduciamo nel nostro corpo sostanze che fino a qualche anno fa ci erano estranee (additivi chimici, coloranti..etc). Camminiamo poco, muovendoci ancor meno e siamo in uno stato di stress costante. In più 8 persone su 10 sono intolleranti a qualche cibo… e non lo sanno! Anche i cosmetici possono dare alterazioni attraverso tossici che vengono assorbiti dall’epidermide. Metalli pesanti possono alterare la composizione microbica, in particolare il mercurio – magari di amalgame dentali -, di cui la candida è ghiotta! Anche lo stress emotivo può essere fonte di disbiosi intestinale, grazie all’importante asse scoperto intestino-cervello!!”

Come si manifesta la disbiosi?

“Ci sono diversi gradi di disbiosi, da una forma lieve che consiste in “semplice” gonfiore intestinale, alterazione dell’alvo, dolori /coliche addominali, diarrea, pancia gonfia, meteorismo, a forme più complesse in cui i sintomi sono sistemici e i più diversi come ad esempio debolezza del sistema immunitario con infezioni ricorrenti (faringiti, vaginiti, cistiti, prostatiti…), cefalee, dermatiti, stanchezza, depressione, alterazioni dell’umore, ritenzione di liquidi, sovrappeso, diabete,carenze nutrizionali, insonnia, malattie infiammatorie croniche intestinali (rettocolite ulcerosa, morbo di chron) , colon irritabile, fibromialgia, sindrome da stanchezza cronica…anche le allergie sono frutto di alterazioni immunitarie che arrivano dall’intestino, e migliorano tantissimo , fino alla remissione , regolando la disbiosi. Il 70% del nostro sistema intestinale risiede infatti a livello intestinale, nel GALT, tessuto linfoide associato all’intestino (Gut in inglese). Recentemente molti studi dimostrano come anche i disturbi di apprendimento dei bambini, i deficit di attenzione e ipercinesi, siano correlati e peggiorati da una alterazione della permeabilità intestinale e da una ipersensibilità ad alcuni alimenti, soprattutto al glutine.

I dati della ricerca scientifica dimostrano una miriade di modi in cui il microbiota intestinale influenza lo sviluppo neurocomportamentale”.

Cosa fare quindi?

“Beh.. se siamo ciò che mangiamo, il “primum movens” è certamente quello di sistemare la propria alimentazione intraprendendo una dieta di tipo antinfiammatorio che va modulata sulle problematiche della persona. Anche la cura migliore del mondo non potrà avere la sua massima efficacia se continui a mangiare cibi che ti infiammano.

Altro importantissimo ausilio per la via di ritorno allo star bene viene offerto dall’idrocolonterapia, un’antica tecnica ahimè ancora poco conosciuta anche in ambito medico e spesso mistificata. Quindi il ritorno all’eubiosi, cioè a uno stato ottimale a livello di flora batterica o microbioma, va molto oltre alla somministrazione di qualche fermento lattico (per non parlare di quali fermenti vengano consigliati…spesso inutili!!!), perché le vere radici sono più profonde. Come sempre il trattamento effettivo dipende da caso a caso, dal quadro clinico, dalle cause della disbiosi e ovviamente non è risolvibile in pochi giorni, dal momento che si tratta di un problema instauratosi con il tempo. Anche se i sintomi di malessere possono regredire velocemente , ci possono volere mesi per trattare a fondo la causa sottostante. Non avere più sintomi non significa aver ripristinato un equilibrio, ma vuol dire semplicemente che il sistema riesce a contenerli e a gestirli.

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Aiuto, il cortisolo!

di Sacha Sorrentino,  Esperto di Nutrizione Sportiva IMBIO

Ti senti gonfio? Fai fatica a perdere peso? Non riposi bene? Hai cali di umore e di desiderio sessuale?

Forse è meglio controllare il cortisolo, l’ormone dello stress.

Il nostro corpo produce, attraverso le ghiandole surrenali, grosse quantità di questa sostanza al mattino e  diminuisce durante il giorno, raggiungendo il livello minimo al tardo pomeriggio e alla sera. Questo andamento “circadiano” è il risultato dello stile di vita dei nostri antenati. Nell’era delle caverne, l’uomo preistorico per cacciare e procurarsi il cibo era solito svegliarsi alle prime ore del mattino con la luce del sole. Questo istinto di sopravvivenza ha portato il nostro ritmo biologico ad essere molto attivi al mattino e meno alla sera.

Il cortisolo è infatti considerato un ormone vitale, in grado di regolare molte funzioni del nostro corpo,  influenzando infatti il metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine.  

Se in passato il cortisolo è stato un prezioso alleato per la sopravvivenza e per la salvaguardia della specie, oggi il significato di questo ormone viene spesso associato ad una sfera negativa, ovvero quella dello stress. I nostri antenati hanno sfruttato la capacità di rispondere ad una situazione di allerta o di bisogno come una reazione necessaria per sopravvivere. Lo stile di vita della nostra società ha invece ribaltato come detto in precedenza l’interpretazione di questo ormone. La sedentarietà, l’eccessivo consumo di caffeina,  il salto dei pasti, la ricerca di alimenti raffinati e super calorici sono solo alcune delle cause di una eccessiva produzione di cortisolo. Il risultato finale? Un’ alterazione dell’equilibrio ormonale con difficoltà a perdere peso, un aumento del rischio di diabete, un calo dell’umore, una stanchezza cronica e il fallimento di qualsiasi piano nutrizionale.  Come possiamo prevenire o migliorare questa situazione?  Possiamo verificare i livelli del nostro ormone attraverso un banalissimo test salivare. Basterà masticare 4 tamponi negli orari di picco: alle 7, alle 13, alle 17 ed alle 23. In seguito al risultato del test, verrà poi valutato un percorso individuale  che parte dalla corretta nutrizione, eliminando i grassi cattivi, preferendo gli alimenti di stagione ed evitando i prodotti raffinati,   alla pratica dello sport, evitando di immobilizzare il nostro metabolismo ed infine termina con la conoscenza e la cura dei nostri liimiti fisici.

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Allarme Zuccheri!

di Alessio Tosatto, Nutrizionista IMBIO

Sulle nostre tavole la presenza di cibi ricchi di zucchero sta diventando sempre più predominante. L’elevato apporto di tale ingrediente ha la capacità di creare assuefazione, dando nel breve un senso di sazietà e benessere, ma tale sensazione ha il tempo contato e ci rende sensibili a sviluppare negli anni condizioni fisiche come l’obesità e il diabete. È fondamentale prestare attenzione al contenuto di zuccheri presenti nei prodotti, limitando l’apporto dei carboidrati, e non solo.

In seguito all’introduzione di zucchero, il nostro organismo produce insulina, ormone che permette un corretto assorbimento degli zuccheri in circolo. L’insulina è chiamata ormone dell’ingrassamento in quanto facilita la trasformazione dei carboidrati in grassi e l’accumulo di questi ultimi nei tessuti (in particolare nel tessuto adiposo addominale).

Tanto più è presente l’insulina, tanto meno l’organismo produce glucagone, ormone antagonista dell’insulina, che permette di bruciare i grassi accumulati, consentendo anche un calo del peso. Lo stesso avviene se l’insulina in circolo è alta per motivi fisiologici o patologici (es. insulino-resistenza, o nel caso del diabete). L’insulino-resistenza è una condizione, di natura genetica, in cui le cellule dell’organismo diminuiscono la propria sensibilità all’azione di tale ormone; di conseguenza il suo rilascio produce un effetto biologico inferiore rispetto a quanto previsto. Il rischio di innescare un circolo vizioso è elevato: in questi casi diventano fondamentali alimentazione e attività fisica.

È importante ridurre l’apporto di zuccheri semplici, dolcificanti e prodotti raffinati a favore di alimenti come frutta (senza togliere la buccia), ortaggi di stagione  (attenzione a patate e carote cotte, sono molti ricchi di zucchero) e farine integrali. Buona norma sarebbe abbinare proteine e/o fibre a tutti i pasti a base di carboidrati.

La colazione è forse il pasto più importante, che da la svolta alla giornata. Deve essere abbondante e ricca di tutti i nutrienti presenti nei cibi, quali le proteine, i grassi buoni e perché no anche qualche zucchero, ma non raffinato, ad esempio la marmellata biologica, miele d’acacia, fiocchi d’avena, di riso, o di mais. Consumare una colazione ricca e più proteica che zuccherina, permette di affrontare la mattinata in forze fino all’ora della pausa.

A pranzo è consigliabile inserire un piatto unico, in cui carboidrati, proteine e verdure sono presenti, ma ben bilanciati, garantendo energia e sazietà per il proseguo della giornata. Alla sera è bene consumare un pasto più modesto e povero di zuccheri in quanto poi l’organismo non ha più il tempo e la capacità ormonale di metabolizzarli correttamente. Importanti anche gli spuntini, a base di frutta fresca di stagione e/o frutta secca, utili come spezza fame e necessari per modulare correttamente la glicemia nell’arco dell’intera giornata. In generale è fondamentale mangiare poco ma spesso per tenere ben sollecitato il metabolismo.

Anche l’attività fisica è essenziale e deve essere fatta con costanza, applicando uno sforzo di breve durata ma intenso. È importante sudare.

La diagnosi però, detiene il ruolo di maggior importanza: mediante un’accurata anamnesi, è possibile già intuire se presente una resistenza insulinica. Da diversi anni, esiste la possibilità di poter fare diagnosi precoce per conoscere la predisposizione a sviluppare resistenza insulinica o intolleranza agli zuccheri. In caso di positività, determinante è anche il follow-up, ovvero il controllo di alcuni parametrici ematici legati al metabolismo degli zuccheri, per monitorare la situazione nel tempo e far sì che l’eventuale predisposizione non dia effetti concreti ed evidenti.

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La Scuola Ideale

“La scuola è fondamentale nella vita di qualunque individuo. Inizia quando siamo piccoli e continua per sempre, per chi lo desidera. Ci sono sempre nuove cose da imparare, ogni giorno porta scoperte e novità, e col tempo si arricchisce il nostro bagaglio culturale. Impossibile negarlo, la scuola è utile, a dispetto di cosa pensi la maggioranza degli adolescenti”, ci racconta Qlara, adolescente in crescita, e continua così… Continua a leggere

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L’essere umano è ciò che mangia

“L’essere umano è anzitutto ciò che mangia e sulla base di questo è ciò che pensa.”

L’alimentazione è connessa con la vita emotiva ed assume un significato che va oltre l’aspetto semplicemente fisiologico. Solitamente si parla tanto delle proprietà nutrizionali dei vari cibi e del loro effetto a livello fisico, ma spesso si trascura che ciò che mangiamo contribuisce a nutrire anche la sfera psichica. Mente e cibo sono strettamente interconnessi e si influenzano a vicenda. Il tipo di alimentazione, infatti, determina non solo la nostra salute fisica, ma anche quella mentale, il nostro stato d’animo, la qualità dei nostri pensieri, e persino i nostri comportamenti. Approfondiamo l’argomento con il nostro esperto Giuseppe Tedeschi, laureato in Scienze della Salute, e professionista di Igiene Naturale. Continua a leggere

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Neuroni Specchio: implicazioni per la psicoterapia

Quando vediamo qualcuno fare qualcosa, a livello di attivazione neuronale è come se fossimo noi a farla. O meglio, ci predisponiamo a farla, quindi possiamo avvicinarci a comprendere ciò che gli altri percepiscono nel farla.
Matteo Rizzato e Davide Donelli, lo sono il tuo specchio, 2011

Negli ultimi decenni le crescenti scoperte nel campo delle neuroscienze hanno permesso ai ricercatori di applicare più agevolmente i dati all’ambito clinico e di renderli disponibili per implementare nuove strategie terapeutiche. Parallelamente, su un piano epistemologico, si è assistito a una forte spinta verso il superamento dei riduzionismi sul funzionamento mentale (psicologico e biologico) favorendo il dialogo tra studiosi provenienti da ambiti diversi. Il risultato è una progressiva attitudine a investire in ricerche multidisciplinari in cui viene stimolato il confronto, il dialogo e, talora, una vera e propria integrazione di elementi provenienti da paradigmi teorici diversi. Ne parliamo con le Dott.sse Alessandra Del Carlo e Cristina Toni, specialiste in Psichiatria del Centro Medico Visconti di Modrone. Continua a leggere

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