I ‘preoccupati cronici’ e la loro sindrome: il GAD

Il Generalized Anxiety Disorder (GAD) è tra i disturbi d’ansia più diffusi nella popolazione generale e forse il disturbo che più frequentemente arriva all’osservazione del medico di medicina generale. Secondo gli studi epidemiologici, la sua prevalenza nel corso della vita si aggira intorno al 3-8%, rispetto all’1-2% del Disturbo di Panico, al 2.5% del Disturbo Ossessivo-Compulsivo ed al 3% della Fobia Sociale.11

Come è fatto il GAD?
I soggetti che soffrono di GAD si descrivono come ‘ansiosi da sempre’, ‘apprensivi’, ‘in tensione’, con una sensazione costante di ‘possibile disgrazia imminente’ anche in assenza di eventi straordinari che possano ‘legittimare’ questo stato d’animo. Spesso questi ‘chronic worriers’ non sono in grado di indicare un momento preciso in cui sono divenuti ‘ansiosi’ o una causa specifica che ha scatenato le loro preoccupazioni. Si descriveranno come ‘nati in questo modo’, ‘incapaci di non stare in apprensione per qualcosa’, ‘portati a valutare i lati negativi delle situazioni’ per cercare di prevederne i ‘potenziali problemi’. “Per questo, anche in assenza di realistici motivi di ansia, possono riferire di non riuscire a stare tranquilli, perché costantemente preoccupati dalle mille insidie della vita quotidiana. Un esempio tipico di GAD è quello della madre che si agita quando, pur sapendo ‘razionalmente’ che il figlio è in classe, sente il rumore di una frenata in strada o di un’ambulanza che passa sotto casa e comincia a vagare con l’immaginazione, creando nella sua mente scenari catastrofici nei quali teme (anzi è sciura…) che il figlio abbia avuto un incidente”, ci spiega il Dott. Mario Miniati, Psichiatra, Psicoteraputa del Centro Medico Visconti di Modrone. Questa modalità di pensiero, costantemente rivolta a trovare sempre nuove cause di tensione apprensiva, determina uno stato sub-continuo di allarme e di ipervigilanza, solo in parte giustificato dalla possibilità che l’evento negativo si verifichi.

E’ evidente che queste persone non hanno delle fobie irrazionali: si preoccupano cronicamente per situazioni che potrebbero accadere ma che sono costantemente anticipate, immaginate, con una iper-rappresentazione mentale.

Il paziente con GAD soffre anche fisicamente?
Accanto agli aspetti cognitivi del GAD, molti sono anche i sintomi somatici che si possono trovare nelle descrizioni che questi pazienti fanno della loro condizione. I soggetti con GAD hanno mille sintomi fisici: soffrono di disturbi gastroenterici, hanno la digestione difficile, la gastrite e il colon irritabile (‘sono stati costretti ad eliminare alcuni alimenti dalla loro dieta perché non riescono a digerirli’), in particolare quando c’è qualcosa che li preoccupa, che li mette in agitazione (quindi più o meno sempre…). Frequenti sono le cefalee, la sensazione di tensione muscolare al collo o alle spalle, le mani costantemente sudate, il cuore che batte irregolarmente. Descriveranno tremori agli arti, la testa ‘vuota’, ‘leggera’, diranno di sbandare mentre camminano. Il sonno è tipicamente disturbato da risvegli frequenti o dalla difficoltà ad addormentarsi. Spesso questi sintomi spingono il paziente ad andare dal medico di medicina generale e a lamentarsi di una una lunga lista di sintomi; di volta in volta, i problemi (e i conseguenti accertamenti fisici) si alternano, coinvolgendo il versante gastrointestinale, quello cardiaco, quello neurologico, con un notevole aumento dei costi sociali e sanitari.

 

Il paziente con GAD si ‘cura con entusiasmo’… è ipocondriaco?
Nella maggior parte dei casi, il paziente con il GAD è molto preoccupato dei sintomi che prova, con quadri che sfiorano l’ipocondria. Tuttavia, di frequente, ha un atteggiamento contraddittorio: se, infatti, il paziente è il primo a descriversi come ansioso e a correlare almeno una parte della sintomatologia all’ansia e allo stress, non è infrequente un atteggiamento portato alla ricerca costante alla ricerca di una causa fisica che giustifichi lo stato di malessere. A volte, dopo numerosi accertamenti, il riscontro di una gastrite, una sinusite o una colite legittima i pazienti a affermare che, seppur ansiosi, ‘non si trattava esclusivamente di fantasie’.

A volte questi pazienti possono anche lamentare dei deficit mnesici, difficoltà di concentrazione, irritabilità, nervosismo, ridotta tolleranza agli stimoli esterni, con una modificazione significativa del tono dell’umore ed una tendenza ad isolarsi, per ridurre i motivi oggettivi di preoccupazione.  Possono trasmettere questo atteggiamento al resto della famiglia, contribuendo a creare un clima di pessimismo generalizzato.

 

Come si cura?
Lo specialista in Psichiatria valuta se un paziente affetto da GAD può avere beneficio dall’iniziare una terapia farmacologica, una psicoterapia o entrambe. In passato, era diffusa la falsa convinzione che la terapia psicofarmacologica potesse in qualche modo interferire con l’efficacia della psicoterapia, per un’ipotetica riduzione della capacità motivazionale del paziente a esplorare i meccanismi che sostengono e mantengono il disturbo d’ansia o di partecipare in modo costruttivo a quanto previsto dal percorso di psicoterapia. In realtà, le tecniche di tipo cognitivo-comportamentale, (CBT) sono utili e applicabili a molti tra questi pazienti sia in ‘combined treatment’, sia in sequenza, con lo scopo di ottenere risultati stabili nel tempo.

 

trevaini50Silvia Trevaini

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