Trova il tempo per fare due chiacchiere

Raccontarsi cose, scambiarsi idee: è la terapia delle parole. Parlare del più e del meno con amiche, conoscenti e meglio ancora tra sorelle, è un toccasana per la nostra salute psicofisica. Lo confermano le ultime ricerche delle neuroscienze e una nuova pratica chiamata medicina narrativa. Ecco cos’è e perché, attraverso il semplice scambio di esperienze e conoscenze, si accresce la fiducia si guarisce meglio. Tanto per parlare, senza un perché, manciate di parole in libertà, solo per il gusto di scambiarsi pensieri e considerazioni, ascoltare, rispondere.

Tempo buttato via? Così direbbero persino i proverbi, che ci fanno perdere in chiacchiere o considerare le conversazioni leggere come un’occupazione da comare, quelle vecchie signore che non avendo nulla da fare e trascorrono la giornata a ciarlare su tutto e con tutti. Oggi il tempo a disposizione delle chiacchiere è svanito: corriamo sempre indaffarate, siamo sospettose e non diamo più confidenza agli estranei, preferiamo starcene connessi con il  nostro iPhone, piuttosto che fare conversazioni senza uno scopo preciso. Ma siamo davvero sicuri che questi umani bla bla bla siano tempo perso? Perché chiacchierare fa bene? Esiste ormai una serie di indagini scientifiche che dimostrano che chiacchierare promuove non solo alcune nostre abilità cognitive, come la memoria, ma è utile a sviluppare tutte le abilità sociali, che vengo ampiamente amplificate quando parliamo tra essere umani. Inoltre, evidentemente, migliorano tutte le possibilità di socializzazione. È importante ribadire che parlare fa bene, soprattutto oggi, quando la gente non chiacchiera più, quindi socializza molto meno. Ma cosa succede nel nostro corpo quando ci perdiamo in una conversazione? In generale anche le chiacchiere più banali fanno bene perché, secondo le ultime ricerche scientifiche, farebbero passare tutti i sistemi dello stress del nostro corpo. Si dice che sono chiacchiere inutili, invece sono utilissime, anche quelle non impegnative, le cosiddette chiacchiere da contesto: quelle banali, effimere, come quelle sul tempo che fa, per intenderci.

Biologicamente quali meccanismi mettiamo in moto? Dal punto di vista biologico, proprio le chiacchiere inutili al contrario di quelli importanti che coinvolgono nostre relazioni, pare che riducono il sistema dello stress e aiutino anche a risolvere in maniera più semplice problemi complessi. Diverse  invece, sono le conversazioni competitive, che non portano questi benefici, ma spesso producono ansia e creano conflitti.

Questo perché accade? Siamo animali sociali, abbiamo bisogno di incontrare gli altri, di parlare con gli altri, anche perché questa è la nostra caratteristica più tipica, che ci distingue dagli animali. Non facciamo come i cani ed i gorilla che si annusano, noi essere umani parliamo e ci guardiamo negli occhi per capire le emozioni e comportamenti altrui. Io penso che tu pensi è l’assunto alla base della teoria della mente: ci guardiamo in faccia, interpretiamo il tono della voce altrui, e così riusciamo anche a decifrare se il nostro interlocutore è sincero, sta mentendo, alleniamo le nostre capacità sociali, ma anche come dicono molti scienziati, le capacità esecutive, cioè le funzioni corticali superiori. Chiacchierare, dunque, porta al miglioramento delle nostre performance intellettive e della memoria. Cervello e ambiente interagiscono anche quando chiacchieriamo? Come avviene questo dualismo c’è un condizionamento reciproco?. Come sempre nel nostro cervello c’è questa fantastica interazione tra strutture e contesto. Persino la risposta ai farmaci di un paziente può variare sia in base alle sue condizioni personali sia in relazione al contesto. Significa che importante  ruolo del terapeuta, è quindi anche come propone verbalmente la terapia. È il concetto della cosiddetta medicina narrativa: le parole curano. Quali sostanze produciamo quando ascoltiamo o parliamo con un nostro simile? La principale è certamente il processo attivo della seratonina, che da un lato aiuta a ridurre i sistemi che attivano lo stress e dall’altro riattiva le sostanze del piacere, come le morfine endogene e i sistemi Neuronali. I quali arrivano alla corteccia, dove avviene il potenziamento delle funzioni cognitive, attraverso lo stimolo delle aree prefrontali, sede delle funzioni cognitive superiori. Questo meccanismo virtuoso viene messo in moto dalle parole e genera benessere e salute. A tutte l’età: il cervello non smette mai di imparare.

 

trevaini50Silvia Trevaini

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