Omocisteina: un killer silenzioso

di Dr Sacha Sorrentino, biologo nutrizionista IMBIO
 
Molto spesso trascurato o sottovalutato soprattutto dagli addetti ai lavori, l’aminoacido omocisteina è in realtà uno dei fattori principali da considerare in pazienti con problematiche cardiocircolatorie. L’eccesso di questa molecola (iperomocisteinemia) è in grado di aumentare il rischio di infarto,ictus ed ischemie indipendentemente dal consumo eccessivo di grassi, dal fumo di sigaretta o dall’ ipertensione arteriosa. Non solo la componente cardiologica, ma numerosi studi hanno evidenziato come questa molecola influenzi anche le funzioni del sistema nervoso e delle ossa, aumentando la produzione dei radicali liberi del conseguente stress. Nelle donne in gravidanza, inoltre elevati livelli di omocisteina sono correlati all’aumento di aborti spontanei e ripetuti ed al distacco prematuro della placenta.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato come normali valori per l’uomo inferiori ai 13 micromoli/litro e per la donna inferiori a 10,1
micromoli/litro. Le cause di iperomocisteinemia non sono solo legate allo stile di vita e alle abitudini alimentari, ma anche a fattori genetici. Una dieta ricca di vitamina B6, B12 ed acido folico può ridurre notevolmente le concentrazioni di questo aminoacido nel rischio, riducendo moltissimo i fattori di rischio. Pesce, carne, frutta e verdura sono ricche di vitamine B. Il consiglio è quello di consultare sempre uno specialista del settore della nutrizione evitando le diete fai da te. Esiste anche una certa familiarità e quindi ereditarietà per l’iperomocisteina.
Gli studiosi hanno evidenziato come esistono due varianti del gene MTHFR
che predispongano ad un aumento dell’omocisteina. E’ possibile tramite un semplice brush salivare, quindi uno spazzolino che preleva DNA dalle cellule di sfaldamento della mucosa orale, verificare la predisposizione a questa
condizione. Consigliamo di effettuare il test del DNA (che ricordiamo si effettua una sola
volta nella vita) a chi presenta familiarità per patologie neurodegenerative, cardiovascolari o per osteoporosi o elevati livelli di omocisteina nel dosaggio su sangue.
 
 
 
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