Esperienze di premorte

Da una luce calda e accogliente a un lungo tunnel, alle parole dei medici e degli infermieri indaffarati in sala operatoria, visti come se ci si trovasse fuori dal proprio corpo, con dettagli precisi sui ‘bip’ dei macchinari. I racconti delle esperienze di premorte sono intensi e scioccanti: “Secondo una recente indagine randomizzata, circa il 4% della popolazione occidentale sembra averle sperimentate, sarebbe a dire 2,5 milioni di italiani. Ci sono persone che sono sopravvissute a crisi in cui era in gioco la loro vita, che hanno raccontato di aver avuto esperienze coscienti straordinarie. Una premorte può essere definita come il ricordo di una serie di impressioni vissute durante uno speciale stato di coscienza, con diversi elementi comuni: un’esperienza fuori dal corpo, sensazioni piacevoli, la visione del tunnel, della luce, dei propri cari defunti, il passare in rivista la propria vita, e il ritorno cosciente nel corpo. L’arresto cardiaco (morte clinica), uno shock a seguito di emorragia (parti difficili), un insulto cerebrale o colpo apoplettico, un quasi affogamento o un’asfissia, ma anche malattie gravi, episodi di depressione, isolamento o meditazione” possono essere all’origine di queste esperienze. Si tratta comunque sempre di un’esperienza trasformativa, “in quanto causa cambiamenti profondi nel modo di cogliere la vita, elimina la paura della morte e rafforza la sensibilità intuitiva”.

A prescindere dunque dalle convinzioni religiose e dal background culturale di ciascuno di noi, quello che possiamo vedere in determinate circostanze è simile. Ed è sempre un momento di grande energia e positività, caratterizzato da una luce molto intensa ma non accecante, dalla rivisitazione in rapida sequenza della nostra vita e dalla totale assenza di percezione dello scorrere del tempo Perché al di là di qualsiasi speculazione, una cosa è certa, è testimoniata da milioni di persone e costituisce quindi un invito alla riflessione: chi ritorna alla vita dopo aver camminato sul confine è una persona nuova, ha avuto un assaggio di quello che sarà il dopo e da quel momento in poi non ne ha più alcuna paura. Anzi, cerca di dedicare il resto del suo cammino in questa esistenza al benessere altrui, per occuparsi dunque di quello che conta di più, lontano dal gretto materialismo che spesso ci fa perdere la vera e più pura essenza della vita. Ci sono delle sostanze che aiutano ad alterare lo stato di coscienza  e aiutano a fare un’esperienza di premorte, come il Bufo. Ne parliamo con Giorgio Bogoni testimone di un’esperienza premorte indotta…

Nell’immaginario collettivo si può vivere un’esperienza di pre-morte (NDE, Near Death Experience) solo a seguito di un evento traumatico, imprevisto ed estremamente occasionale: un incidente.

È infatti poco noto che questa straordinaria esperienza può essere anche indotta dalla sostanza ricavata dalla cristallizzazione delle secrezioni dorsali di un rospo messicano che si trova unicamente nel Deserto del Sonora: il Bufo Alvarius.

Nel pieno rispetto della vigente legislazione italiana, questo allucinogeno consente di dare uno sguardo oltre la Vita terrena.

Dal momento che, a differenza dell’Ayahuasca (DMT), il Bufo (5-MEO-DMT) induce stati di coscienza alterata molto brevi e prevedibili, Vi racconterò un “viaggio” del tutto simile a quello che potreste decidere di fare Voi stessi.

Le scaglie ricavate dall’essiccazione del veleno del rospo vengono messe in una pipa di vetro e riscaldate con un accendino fino all’avvio della combustione.

Mi era stato detto di inspirare profondamente il fumo, non appena lo avessi visto formarsi.

Prendo un’unica grande boccata che mi riempie i polmoni, nel volerla trattenere mi sfugge un colpo di tosse.

L’ultima cosa che ricordo è la mano dell’assistente che mi chiude la bocca per farmi trattenere il fumo, in meno di 10 secondi perdo conoscenza lasciandomi cadere dolcemente sui cuscini pronti ad accogliermi.

Vengo proiettato verso il cielo ad una velocità impressionante, lasciando a terra il mio corpo.

So di essere quel qualcosa che sale in alto, anche se non ho una forma, né esistono parole per descrivere in maniera più completa una situazione che oggettivamente conteneva più dettagli di una semplice “salita”.

Ad un certo punto mi sento soffocare perché l’interno del mio corpo si gonfia fino ad occludere la gola. Tutto ciò mi procura fastidio, ma non sono allarmato.

Vedo il mio corpo dall’esterno. Ora ha l’aspetto di un feto, completamente formato ma immobile.

Il soffocamento viene superato dal fatto che “l’interno del corpo viene scambiato con l’esterno”. Ricordo la sensazione, senza però una completa corrispondenza visiva della stessa: qualcosa di analogo a praticare un’incisione in una palla di gomma e poi rivoltarla.

Esplodo in un’accecante luce bianca, so di essere quella gloriosa luce che si espande nello spazio.

Finalmente mi sento libero dal peso del corpo.

Adesso però la luce si contrae velocemente fino a diventare un puntino che presto scompare, come quando si spegneva un TV a tubo catodico.

So di essere morto, ma non sono assolutamente preoccupato.

Ora comincia un viaggio nello spazio cosmico che posso descrivere solo con l’aggettivo “circolare”, o meglio “ripetutamente circolare”.

Un viaggio molto dolce, in un piacevole stato di ebbrezza, che gradualmente mi riporta ai ricordi terreni: pur tenendo gli occhi chiusi, riaffiorano alla memoria la pipa con i cristalli del rospo, la stanza, l’assistente…

Non voglio, stavo meglio dove mi trovavo prima, ma non riesco più ad abbandonarmi, anche perché subentra il desiderio di ricordare il viaggio per poterlo raccontare.

L’assistente mi riporta lentamente alla quotidianità suonando dei campanelli che sollecitano il mio udito in modo strano: il loro suono è straordinariamente acuto, quasi il mio orecchio potesse percepire frequenze più alte. La loro collocazione spaziale nella stanza è anche stranamente percepibile in maniera estremamente precisa.

Indubbiamente sono ancora in uno stato alterato, ma è molto piacevole e non ho alcuna voglia di riaprire gli occhi.

Mi viene da ridere al solo pensiero di tutte le sciocchezze di questo Mondo alle quali dedico la mia attenzione.

L’assistente parla con me, ancora con gli occhi chiusi, e io ho la netta sensazione di ricordare i contenuti di quella chiacchierata, quasi fosse già avvenuta in passato.

Glielo dico molto sorpreso, ma lei mi rassicura circa il fatto che è abbastanza frequente vivere cose del genere al rientro da un’esperienza con il Bufo.

Una bellissima esperienza, che consiglio a chi è disposto a porsi domande alle quali non saprà rispondere.

trevaini50Silvia Trevaini

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