Relazioni tossiche senza urla: come riconoscere chi ti svuota con il silenzio

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Non tutte le relazioni tossiche fanno rumore. Alcune non si vedono, non si sentono, non si notano da fuori. Eppure, logorano in profondità. Non ci sono litigi furiosi, porte sbattute o accuse a voce alta. Ci sono invece messaggi non risposti, sparizioni improvvise, assenze prolungate senza spiegazioni. C’è chi dice parole importanti, fa promesse cariche di emozione, lascia intendere un futuro insieme… e poi scompare. Non urla, ma svuota. Non chiude, ma lascia in sospeso. E questo, spesso, è molto più doloroso di una fine chiara e dichiarata. Questo tipo di relazione si insinua lentamente, e può confondere anche la persona più consapevole. Perché chi sparisce nel silenzio spesso lo fa dopo aver creato un legame profondo, dopo aver aperto spazi emotivi intensi. Ed è proprio questa dissonanza tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto a rendere tutto più difficile da riconoscere. Ma è essenziale imparare a farlo. Perché quando una relazione non nutre, ma consuma, non è amore. È dipendenza, è confusione, è tossicità a bassa intensità. Ma ad altissimo impatto emotivo.

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HIV: diagnosi precoce, nuove terapie e un futuro possibile

Ogni anno, con l’arrivo di dicembre, i riflettori tornano, seppur per poco, su una tematica che meriterebbe attenzione tutto l’anno: l’HIV. La Giornata mondiale della lotta contro l’AIDS, celebrata il primo del mese, è uno di quei momenti che dovrebbero spingerci non solo a ricordare, ma soprattutto a riflettere. Perché sì, è vero che negli ultimi decenni la medicina ha fatto passi da gigante, trasformando un’infezione un tempo quasi sempre fatale in una malattia cronica gestibile. Ma è altrettanto vero che il virus non è stato debellato, e che la sua circolazione, spesso silenziosa, continua a colpire ogni fascia d’età, ogni orientamento sessuale, ogni contesto sociale. Oggi convivono con l’HIV milioni di persone nel mondo, e in Italia vengono ancora registrate centinaia di nuove diagnosi ogni anno. Numeri che raccontano una realtà diversa da quella che molti immaginano: l’HIV non è scomparso, semplicemente non se ne parla più. Ci sono ancora troppi pregiudizi, troppa vergogna, troppa disinformazione. C’è chi pensa che riguardi “gli altri”, chi non si considera a rischio, chi ha paura di fare il test, chi ancora crede che basti un bacio per essere contagiati. Il risultato? Diagnosi tardive, occasioni mancate, e un virus che continua a diffondersi anche quando non dovrebbe. Eppure, mai come oggi abbiamo avuto a disposizione strumenti così efficaci per prevenire, trattare e persino interrompere la catena del contagio. Dai farmaci long acting alle nuove formulazioni di PrEP, dai test rapidi alle campagne di sensibilizzazione, qualcosa si sta muovendo. Ma serve uno sforzo collettivo per portare alla luce ciò che è ancora troppo sommerso. Parlare di HIV non è fare allarmismo. È fare informazione. È promuovere consapevolezza. È mettere al centro la salute pubblica e individuale, ricordando che la prevenzione funziona, la cura esiste, e il virus può essere tenuto sotto controllo.

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