Litigare fa bene…se sai come farlo

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Litigare non piace a nessuno. È scomodo, stanca, spesso lascia addosso un senso di fallimento o vergogna. Eppure, chi può dire di non aver mai discusso con un partner, un amico, un collega, un genitore? Il litigio è parte inevitabile della vita relazionale, ma nella nostra cultura viene ancora vissuto come qualcosa da evitare, come un fallimento della comunicazione. Quasi fosse una crepa nella perfezione di un legame sano. E invece no. Litigare non è un segno di debolezza, ma di vitalità relazionale. Significa che due persone si stanno confrontando, che ci sono differenze da integrare, limiti da rispettare, bisogni da esprimere. Anzi, il vero problema non è litigare… ma farlo male. Oppure, peggio ancora, non litigare mai, sopprimendo tensioni, accumulando frustrazione e trasformando il silenzio in distanza. Quante volte, per “non creare problemi”, evitiamo di dire cosa ci ha feriti? Quante volte, per paura di rompere l’equilibrio, restiamo zitti quando vorremmo urlare? Il punto non è evitare lo scontro, ma imparare a usarlo in modo costruttivo, come un momento di chiarezza e rinegoziazione. In questo articolo vedremo perché litigare può far bene alla coppia, all’amicizia, ai rapporti familiari, e come farlo nel modo giusto, trasformando il conflitto in uno spazio di connessione profonda.

Il conflitto è comunicazione, non rottura

Contrariamente all’immaginario comune, il conflitto non è la fine della relazione. È una forma di comunicazione intensa, diretta, a volte scomoda, ma necessaria. Dietro ogni scontro, c’è un bisogno che bussa per essere riconosciuto. Quando una persona alza la voce, accusa, o si chiude in un silenzio ostile, spesso lo fa perché si sente ignorata, incompresa, svalutata. Il conflitto nasce quando il dialogo quotidiano non basta più. È come un grido dell’anima: “ascoltami davvero”. In molte terapie di coppia si lavora proprio su questo: riconoscere che il conflitto non è contro l’altro, ma per sé stessi e per la relazione. Quando due partner litigano, non sono nemici. Sono due persone che cercano, spesso in modo goffo, di ritrovare un senso di vicinanza. Non è un caso se John Gottman, celebre terapeuta di coppia, ha dimostrato che le coppie “felici” non sono quelle che non litigano, ma quelle che sanno farlo bene: cioè senza sarcasmo, disprezzo o difesa rigida.

Litigare bene: il cuore della comunicazione consapevole

Litigare “bene” non significa non arrabbiarsi. Significa esprimere il proprio disagio senza distruggere l’altro. Significa restare connessi anche nel disaccordo. È facile a dirsi, molto più difficile a farsi. Ma si può imparare.

Ecco alcuni strumenti fondamentali della comunicazione consapevole:

  •  Io sento, io vivo: inizia le frasi con “io” invece che con “tu”. “Mi sento trascurata quando torni tardi senza avvisare” è molto diverso da “Sei sempre egoista”.
  •  Ascolto attivo: annuisci, parafrasa, fai domande. Dimostra che vuoi capire, non solo ribattere.
  •  Riformula: “Se ho capito bene, ti sei sentito escluso quando ho preso quella decisione da sola?” È un gesto potente di accoglienza.
  •  Prenditi pause: se l’emozione è troppo intensa, è lecito dirsi “parliamone più tardi, ora rischiamo di ferirci”. È cura, non fuga.
  • Ricorda l’obiettivo: non è avere ragione, ma ritrovare connessione.

La comunicazione non violenta di Marshall Rosenberg è una guida preziosa in questo senso: ci invita a riconoscere ed esprimere i nostri bisogni profondi, evitando l’accusa e l’attacco.

Il corpo che litiga: fisiologia del conflitto

Litigare è un’esperienza che coinvolge il corpo tanto quanto la mente. Quando ci sentiamo in pericolo emotivo, il nostro sistema nervoso entra in modalità difensiva. Il cuore batte più forte, i muscoli si tendono, il respiro si accorcia. È l’effetto del rilascio di cortisolo e adrenalina, gli ormoni dello stress. Questa attivazione fisiologica è utile se dobbiamo fuggire da un pericolo. Ma in un conflitto relazionale, rischia di amplificare la reattività: diciamo cose che non pensiamo, interpretiamo tutto come attacco, alziamo la voce. Diventare consapevoli del corpo è il primo passo per regolare la reazione emotiva. Tecniche come il respiro profondo, il grounding (sentire i piedi a terra), il contatto visivo consapevole possono riportarci in una zona di calma e apertura.

Litigare in coppia: intimità, limiti e verità

La coppia è il terreno dove i litigi si fanno più intensi. Perché qui l’intimità tocca le ferite più profonde: paura di non essere abbastanza, di non essere amati, di essere abbandonati. Imparare a litigare in coppia significa accettare che il partner non è un’estensione di noi stessi. È un altro essere umano, con bisogni diversi, limiti propri, modi diversi di reagire. Il conflitto diventa allora uno spazio per imparare l’altro, non per cambiarlo. Le coppie che attraversano i litigi con rispetto e disponibilità reciproca, escono spesso più forti e consapevoli. Perché nel confronto autentico si crea intimità vera, quella fatta anche di scomodità, non solo di armonia.

Litigare per connettersi, non per ferire

Litigare fa bene. Ma non ogni litigio. Solo quelli che nascono da un desiderio profondo di essere visti, compresi, ascoltati. Quelli che non cercano il colpevole, ma cercano una via per riparare il legame. Saper litigare è una competenza relazionale. Si impara, si affina, si costruisce nel tempo. Richiede empatia, autocontrollo, umiltà. Ma regala qualcosa di raro: la possibilità di essere pienamente sé stessi, anche nei momenti di attrito, senza dover scegliere tra autenticità e amore. In un mondo che ci invita a evitare i conflitti per “essere gentili”, riscoprire la dignità del litigio consapevole è un atto rivoluzionario. Significa dirsi: “ti rispetto abbastanza da mostrarti anche la mia vulnerabilità”. E, forse, è proprio lì che nasce l’amore più maturo.

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Silvia Trevaini

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