
Nel mondo moderno, la ricerca della performance non riguarda solo atleti professionisti o bodybuilder. Sempre più spesso, anche nella vita quotidiana, si cercano strumenti per “andare più forte”, “resistere di più”, “sentirsi più carichi”. Così musica, caffeina e energy drink sono entrati a pieno titolo nella routine di molti, diventando veri e propri alleati o forse, a volte, compagni di rischio. Ma possiamo davvero parlare di “doping” quando si usano sostanze o stimoli esterni per migliorare la resa fisica e mentale? Dove si traccia il confine tra stimolazione lecita e alterazione delle prestazioni? Comprendere la differenza è fondamentale per non cadere in comportamenti che possono compromettere la salute.
Musica: l’ergogenico invisibile
Non tutti lo sanno, ma ascoltare musica durante l’attività fisica è considerato un vero e proprio strumento ergogenico, cioè capace di migliorare la prestazione fisica attraverso meccanismi psicologici e neurofisiologici. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che la musica a ritmo sostenuto riduce la percezione dello sforzo, migliora la coordinazione motoria, aumenta la soglia del dolore e stimola la produzione di endorfine. In pratica, la musica agisce sui circuiti cerebrali dopaminergici, gli stessi coinvolti nel sistema della ricompensa, creando una condizione di benessere e aumentando la motivazione. Ascoltare una playlist energica durante una corsa o un allenamento può letteralmente modificare la chimica del cervello, rendendo l’attività più piacevole e migliorando la resistenza. Dal punto di vista etico, la musica non è considerata doping, proprio perché non introduce sostanze estranee nell’organismo e non altera artificialmente le capacità biologiche di base. Tuttavia, in alcune competizioni ufficiali di endurance, l’uso di cuffie è vietato per motivi di sicurezza, il che solleva interessanti interrogativi sul ruolo della stimolazione sensoriale nella performance sportiva.
Caffeina: il confine tra stimolo e abuso
Passando alla caffeina, la questione si fa più complessa. Questa sostanza naturale, presente nel caffè, nel tè e in molte bevande energetiche, è uno degli ergogenici più studiati e utilizzati al mondo. Agisce come antagonista dell’adenosina, il neurotrasmettitore responsabile della sensazione di sonnolenza, promuovendo uno stato di vigilanza, concentrazione e reattività. In ambito sportivo, dosaggi moderati di caffeina sono stati associati a miglioramenti della resistenza aerobica, della forza muscolare e della capacità di sprint. Non a caso, fino al 2004, la caffeina era considerata una sostanza dopante a tutti gli effetti dalla WADA (World Anti-Doping Agency), che ne monitorava l’uso negli atleti attraverso test antidoping. Oggi la caffeina è stata depennata dalla lista delle sostanze proibite, ma resta sotto osservazione come “sostanza soggetta a monitoraggio”. Il problema nasce quando si superano i limiti fisiologici. Dosi elevate di caffeina possono causare tachicardia, ipertensione, ansia, tremori, disturbi gastrointestinali e, nei casi estremi, intossicazione acuta. Inoltre, l’effetto ergogenico non cresce in modo lineare con la quantità: esiste un dosaggio “finestra” oltre il quale i benefici svaniscono, lasciando spazio solo agli effetti collaterali.
Energy drink: il cocktail che inganna il corpo
Gli energy drink rappresentano l’evoluzione commerciale più spinta dell’uso della caffeina e di altri stimolanti. Queste bevande spesso combinano caffeina, taurina, guaranà, ginseng, zuccheri semplici e vitamine del gruppo B, creando un mix potentissimo capace di dare un’immediata sensazione di carica fisica e mentale. Tuttavia, l’effetto è spesso ingannevole. L’aumento di energia percepita non corrisponde a un reale miglioramento della capacità metabolica o muscolare. Anzi, in molti casi, l’iperstimolazione del sistema nervoso autonomo può portare a un precoce esaurimento delle riserve energetiche, a un aumento del rischio di aritmie cardiache e a fenomeni di rebound, con cali improvvisi di energia e concentrazione. In particolare, il consumo eccessivo di energy drink associato ad attività fisica intensa può creare un pericoloso squilibrio elettrolitico e aumentare il rischio di disidratazione, dato che molte di queste bevande sono diuretiche. Alcuni studi hanno anche suggerito un potenziale aumento del rischio cardiovascolare in soggetti predisposti, soprattutto in presenza di consumo concomitante di alcol o farmaci.
Doping o auto-sabotaggio?
Alla luce di queste considerazioni, possiamo dire che musica, caffeina ed energy drink rappresentano strumenti di stimolazione lecita, ma solo entro certi limiti. Il confine tra stimolo e abuso, tra miglioramento naturale e alterazione patologica, è sottile e personale. Il vero doping, in senso medico ed etico, implica non solo l’assunzione di sostanze vietate, ma anche l’alterazione artificiale e potenzialmente dannosa delle capacità biologiche. Nel caso di caffeina ed energy drink, la soglia viene superata nel momento in cui il consumo diventa compulsivo, compromettendo la salute cardiovascolare, neurologica o psicologica. Anche il ricorso continuo alla musica per sopportare allenamenti estenuanti può diventare, se non accompagnato da ascolto interiore, una forma di auto-sabotaggio: si perde la connessione autentica con il corpo, spingendosi oltre i segnali fisiologici di fatica, e aumentando così il rischio di overtraining.

Silvia Trevaini
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