Lato “B”: perché è meglio di no alle protesi

lato BTondo e “protagonista” come quello di Jennifer Lopez, oppure piccolo e ultra-sodo come quello di Belen Rogriguez? O, ancora meglio, nella variante sexy-chic resa famosa da Pippa Middleton? Non esiste un solo modello di lato “B”, ma questo non cambia la realtà: secondo diverse ricerche eseguite negli anni passati (l’ultima è del 2012) i glutei sono la parte del loro corpo di cui le donne italiane sono tendenzialmente più insoddisfatte. Perché, ovviamente, chi ha il sedere piccolo lo vorrebbe un po’ più rotondetto, mentre chi ne è già provvisto di serie lo… detesta.

In ambito chirurgico, la possibilità di ridurre i glutei, aspirando in parte i depositi localizzati di grasso, è ben nota e molto praticata.

Non altrettanto si può dire dell’intervento di aumento, tendenzialmente “poco italiano” e con zone d’ombra da valutare attentamente.

Abbiamo chiesto al dottor Francesco Klinger, responsabile del Reparto di chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso il Gruppo Multimedica di Milano e referente presso il Centro Medico Visconti di Modrone di rispondere alla domanda fondamentale: è un intervento consigliabile?

 

“Dipende dalla tecnica che si utilizza. Personalmente, trovo che l’impianto di protesi riservi più svantaggi che vantaggi. Tra questi, ad esempio, c’è il rischio di danneggiare le protesi con incidenti anche banali, come una caduta sugli sci o sui pattini. Ancora, le protesi vanno accuratamente evitate, e per sempre, in caso di iniezioni intramuscolari”.

A parte questi aspetti negativi, il risultato che si ottiene con l’impianto di protesi è esteticamente gradevole?
“Le protesi aumentano il volume dei glutei soprattutto nella parte superiore. Per intenderci, è un sedere ‘alto’, più brasiliano che italiano. E, per quanto mi riguarda, un ritocco che risulta evidente in quanto tale, non è mai veramente ben riuscito. La chirurgia estetica migliore, a mio parere, è quella che dà belle forme, ma totalmente naturali”.

Chi vuole glutei più pronunciati deve quindi rassegnarsi a non veder soddisfatto il proprio desiderio?
“No, può ricorrere al lipofilling, l’autotrapianto di grasso. In pratica, l’intervento consiste nel trasferire i depositi adiposi localizzati ad esempio sull’addome, sulle cosce o nella parte interna delle ginocchia, nella sede in cui si vuole aumentare il volume, in questo caso nei glutei. Ovviamente, l’aumento che si ottiene è legato alla quantità di grasso disponibile altrove, per cui persone molto magre andranno inevitabilmente incontro a cambiamenti poco vistosi”.

Il lipofilling è considerato un intervento mini-invasivo, una categoria di interventi che di solito producono effetti che durano solo pochi mesi. Accade così anche in questo caso?
“In realtà, a 3-4 mesi di distanza dal trattamento, i risultati del lipofilling sono da considerarsi definitivi. Nelle prime settimane, semplicemente, l’organismo metabolizza, e quindi digerisce ed elimina, la porzione di grasso trasferito che non ‘attecchisce’. Di solito si tratta del 30-40%. Il restante 60-70% entra stabilmente a far parte dei tessuti, in modo totalmente naturale”.

Come avviene in pratica il lipofilling ai glutei?
“Con una lipoaspirazione, si preleva del grasso dal paziente stesso. Il materiale così ottenuto viene poi centrifugato e depurato e quindi trasferito con degli aghi. Nella sede donatrice si pratica un’incisione di pochi mm, mentre in quella ricevente l’unico segno lasciato dall’intervento sono lividi e un leggero gonfiore, che si riducono fino a scomparire in 10-15 giorni”.

A convalescenza conclusa ci sono cautele da osservare?
“Assolutamente no. Anche questo fa parte del bello di un risultato totalmente naturale e senza protesi”.

 

Silvia Trevaini

Video

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

Una risposta a “Lato “B”: perché è meglio di no alle protesi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *