I benefici delle acque solfuree

termeSono denominate solfuree le acque che possiedono una quantità pari o superiore ad 1 mg di H2S (acido solfidrico) per litro. Le acque solfuree andrebbero preferibilmente utilizzate sul posto con apparecchi direttamente alimentati dalla sorgente. I processi di imbottigliamento, stoccaggio, conservazione, apertura dei contenitori e immissione nelle apparecchiature per l’utilizzo comportano necessariamente una perdita di gas che sarà tanto minore quanto più saranno perfezionate le tecniche utilizzate. Le acque solfuree possono contenere, oltre ai composti dello zolfo bivalente, anche altri elementi in quantità apprezzabile e tra questi i solfati, l’anidride carbonica, cloruri e sodio, ioduri e bromuri, bicarbonati, calcio, etc.

Muffe

Data la tossicità cellulare dell’H2S solo i solfobatteri e poche altre specie di microorganismi possono vivere nelle acque solfuree. I solfobatteri sono in grado di ossidare l’anidride solforosa a zolfo in seguito ad acido solforico e di ridurre i solfati a solfuri. In genere quest’ultimo processo avviene a temperature di circa 37°C. Colonie di solfobatteri, alghe e protozoi possono dare origine in prossimità della sorgente ed in particolari condizioni di temperatura ed illuminazione a complesse vegetazioni denominate “muffe “. Il termine in realtà è improprio in quanto le alghe prevalgono nettamente e sono costituite soprattutto da Leptotricee, Oscillarie, Beggiatoe e Bacteriacee. Se le vegetazioni sono particolarmente rigogliose, i blocchi di muffe denominati “placente” possono essere utilizzati in terapia per applicazioni esterne come i fanghi.

Azioni biologiche

Le acque solfuree sono tra le più studiate e di conseguenza si ha una maggiore conoscenza delle azioni biologiche. I composti solfurei vengono assorbiti dall’organismo sia con metodiche crenoterapiche interne (bibita, aerosol, irrigazioni, etc.) che esterne (fango, bagno, etc.). In ogni caso la via elettiva di eliminazione dell’H2S è il polmone ed esiste inoltre uno spiccato organotropismo per le strutture articolari. Questo spiega l’indicazione in terapia delle patologie di questi distretti corporei. L’assorbimento attraverso la cute, le mucose delle vie respiratorie, vaginali e l’apparato gastroenterico è stato provato ed ampiamente documentato.

Azione sul sistema neurovegetativo

Le acque solfuree stimolano il sistema nervoso parasimpatico. Il risultato è una cospicua vasodilatazione capillare con aumento della permeabilità vasale (evidente soprattutto a livello polmonare) riduzione della pressione arteriosa sistemica, bradipnea e bradicardia.

Azione sui meccanismi di difesa ed antiinfiammatoria

Sembra che le acque solfuree siano in grado di stimolare l’organismo a difendersi sia nei confronti degli stimoli infiammatori endogeni che degli agenti proinfiammatori esterni. Lo stimolo sul sistema reticolo-endoteliale comporta un’esaltazione della reattività istogena ed umorale che si traduce in un’azione antiinfiammatoria. Interessanti osservazioni sono state compiute sul potenziamento della produzione anticorpale. Si è osservato un aumento significativo a livello mucoso di IgA secretorie e delle IgG e IgM circolanti. Numerosi altri studi hanno evidenziato l’attività antiflogistica delle acque solfuree descrivendone l’azione antijaluronidasica, la depressione del metabolismo dell’acido condroitinsolforico esaltato in condizioni di flogosi, la regolazione della sintesi di prostaglandine, etc.

Azione antitossica

Questa azione è probabilmente in relazione con la stimolazione del SRE. Esiste tuttavia un meccanismo diretto. Sono state accertate azioni antitossiche su diverse sostanze organiche e metalli, tra i quali ricordiamo il piombo, il bismuto, il fosforo, le tossine botulinica e difterica.

Azione sul fegato.  

I composti dello zolfo vengono metabolizzati ed utilizzati a livello epatico. E’ stato dimostrato che le acque solfuree sono in grado di proteggere la cellula epatica dalla degenerazione grassa indotta da tetracloruro di carbonio (CCl4), arsenico, fosforo e dalla necrosi indotta dal fenolo. Esiste anche un’azione delle acque solfuree sul metabolismo protidico evidenziata dalla riduzione dell’azotemia. Si è osservato inoltre un miglioramento dei quadri disprotidemici ed un aumento dell’attività protrombinica. Riguardo il metabolismo glucidico osserviamo un aumento del glicogeno epatico e riduzione della glicemia. In sintesi possiamo affermare che le acque solfuree imprimono uno stimolo al trofismo ed all’attività delle cellule epatiche. E’ discussa la teoria secondo la quale a livello pancreatico le acque solfuree promuovono la secrezione di insulina.   Alla base delle azioni sul metabolismo probabilmente è la stimolazione vagale in quanto la vagotomia e la somministrazione di atropina sono in grado di annullarle.

Azione sulla muscolatura liscia e sulla secrezione digestiva

Soprattutto per la stimolazione parasimpatica le acque solfuree possono indurre broncocostrizione, aumentano la motilità intestinale, la secrezione gastrica, la coleresi e la motilità delle vie biliari. Nei casi in cui siano presenti patologie ipercinetiche, l’acqua solfurea può provocare spasmi e favorire l’incuneamento di calcoli nelle vie biliari.

Azione sulle mucose e sul muco

L’H2S provoca intensa vasodilatazione con aumento della pervietà capillare nella sottomucosa. A livello polmonare si genera un edema che, interessando la mucosa, ne provoca l’esfoliazione e la conseguente rigenerazione dell’epitelio. Contemporaneamente, per le azioni fluidificanti specifiche ed aspecifiche, si ha un aumento dell’escreato. La stimolazione vagale comporta un aumento della secrezione sierosa bronchiale. Tuttavia esiste un’attività mucolitica più diretta: l’H2S riduce i ponti disolfurici delle mucoproteine fibrillari scomponendo le fibre mucoproteiche. Recentemente studi su animali da esperimento sottoposti ad inalazioni di sostanze tossiche hanno evidenziato il ruolo protettivo sulla mucosa e sulla produzione di surfactante di numerose acque minerali comprese le sulfuree.

Azione sull’apparato locomotore

Le acque solfuree esercitano a livello delle strutture para e periarticolari numerose azioni. Rivolgiamo l’attenzione soprattutto sugli effetti trofici nei confronti della cartilagine e dei tessuti connettivi. Nelle patologie articolari croniche è documentata una perdita del 30% circa di zolfo legata ad una diminuzione dell’acido condroitinsolforico nelle cartilagini. Essendo provato l’organotropismo per le cartilagini dell’H2S somministrato con metodiche crenoterapiche si può supporre che l’utilizzo di acque solfuree agisca come terapia integrativa. Resta tuttavia il dubbio che la quota di H2S assorbita con le metodiche crenoterapiche attraverso la cute sia troppo esigua. È tuttavia ipotizzato che lo zolfo agisca come oligoelemento attivando processi enzimatici che possono rendere ragione degli effetti terapeutici delle acque solfuree sulle cartilagini articolari. Da molti prospettata ma poco studiata è l’azione di inibizione che le acque solfuree esercitano sui processi fibrotici. In vitro l’H2S è in grado di attivare le collagenasi, enzimi che aggrediscono le fibre di collagene e le rendono digeribili da parte delle proteasi. Un sistema di attivatori ed inibitori controlla il processo di aggregazione delle fibre collagene. Diverse patologie che interessano il tessuto connettivo comportano una alterazione dell’equilibrio con risultati che possono essere destruenti o evolventi in fibrosi. Numerosi Autori ritengono che la crenoterapia solfurea sia in grado di “attenuare le reazioni connettivali eccessive” contrastando processi fibrotici abnormi.

Azioni sulla cute

A livello cutaneo le acque solfuree esercitano essenzialmente azioni plastiche ed antiseborroiche. E’ noto che a pH cutaneo acido l’H2S stimoli la proliferazione dello strato spinoso esercitando una azione cheratoplastica. Sullo strato corneo lo zolfo possiede proprietà esfolianti e cheratolitiche, accentuate in ambiente alcalino quando l’elemento si trova soprattutto sotto forma di SH-. Il bisolfuro è infatti in grado di ridurre, e quindi di scindere, i ponti disolfuro della cistina liberando le due molecole di cisteina. Anche parte dell’azione antiseborroica sembra legata a questo meccanismo che sarebbe in grado di contrastare il processo di differenziazione delle cellule sebacee. L’azione antiseborroica è legata anche alle proprietà esfolianti e detergenti, in quanto nello strato corneo si raccoglie una grande quantità di lipidi, nonché antimicrobiche.

Azione antisettica

Le proprietà batteriostatiche ed antimicotiche dell’H2S sembrano riconducibili al potere riducente. L’acido solfidrico tende ad ossidarsi con formazione di solfati e zolfo allo stato nascente sottraendo ossigeno ai microorganismi. Probabilmente l’azione germicida è da attribuire alla formazione di acido pentationico da parte di alcuni batteri e/o processi enzimatici.

 

Silvia TrevainiSilvia Trevaini

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