Isteria: l’utero migrante in cerca di localizzazione

 “L’isteria non esiste, non è che una diagnosi pigliatutto per donne insoddisfatte costrette a passare la vita tra faccende domestiche e mariti puritani ed egoisti che non sono capaci o non vogliono fare l’amore nel modo giusto o abbastanza spesso”. (Charlotte, figlia del Dottor Dalrymple, film Hysteria, 2011)

“Nel linguaggio comune con “isteria” si definiscono manifestazioni generiche di nervosismo o rabbia incontrollabili.
In psichiatria, con la diagnosi di isteria si intendono invece situazioni molto più complesse ed eterogenee”, ci spiega  la Dott.ssa Cristina Toni, Psichiatra presso il Centro Medico Visconti di Modrone di Milano.

Le prime descrizioni si ritrovano addirittura nei papiri egiziani (1900-1600 a.C.) per indicare disagi comportamentali ed emotivi sostenuti dalle migrazioni dell’utero nell’addome. Da allora, nelle diverse epoche storiche, l’isteria è stata considerata prevalentemente un disturbo tipico del sesso femminile, correlata a disfunzioni uterine e sessuali. Secondo un medico greco del II secolo d.C., Galeno, i quadri di isteria erano sostenuti dalla presenza di vapore simil-sperma all’interno del ventre femminile. Nel Medioevo, sotto l’influenza della cultura del periodo, l’isteria era considerata espressione di possessione demoniaca. Solo a fine ‘800 si iniziò ad attribuire la genesi di questi quadri a disfunzioni cerebrali e poi, a partire dal XIX secolo, l’isteria è stata oggetto di studio e di interpretazioni della psicanalisi. Secondo la scuola psicanalitica sarebbe sottesa da conflitti inconsci, troppo dolorosi per essere riconosciuti ed ammessi: la loro rimozione dalla coscienza rappresenterebbe il vantaggio primario, per non soffrire, mentre il cosiddetto vantaggio secondario consisterebbe nell’ottenimento di attenzioni e cure da parte dell’entourage.

Il caso di Anna O., descritto da Breuer a fine ottocento, a lungo studiato e dibattuto in ambito psicanalitico, è paradigmatico: la paziente soffriva di paralisi, contratture, disturbi della vista, disorganizzazione del linguaggio, talora era volgare, agitata e aveva come allucinazioni la visione di serpenti neri. “…in rapida successione sviluppò tutta una serie di gravi disturbi…dolore all’occipite sinistro, strabismo convergente che si accentuava notevolmente per emozioni, impressione di vedersi crollare addosso la parete, disturbi della vista, paresi dei muscoli anteriori del collo…contrattura e anestesia dell’arto superiore destro e, dopo qualche tempo, dell’arto inferiore destro…allucinava, era cattiva, imprecava, buttava i cuscini addosso alle persone…strappava i bottoni…” (Breur e Freud, casi clinici).

Nel tempo, l’isteria è stata descritta con dovizia di particolari, ma in modo molto generico e soprattutto in assenza di qualsiasi tentativo di sistematizzazione. Si è parlato di quadri caratterizzati da “tempesta della motilità…con regressione in uno stato di terrore, con ipercinesia, urla, tremori e convulsioni o di morte apparente con immobilizzazione e mancanza di risposta agli stimoli esterni… o da relazioni interpersonali immature, impulsive, con ruoli caricaturali, con un sé fuori controllo, una vita drammatica, alla ricerca di attenzioni…”(da Kretschmer, 1926)…si tratta di “persone seduttive, eccitabili, teatrali, superficialmente drammatiche, con esagerazione delle emozioni e cambiamenti repentini dell’umore” (da Kernberg, 2000).

In questo magma di descrizioni, finivano per rientrare situazioni molto eterogenee.

A fine anni ’80, si è cercato quindi di enucleare da quest’ambito tipologie diverse, delineate con criteri meno aspecifici e più validi.

Si è differenziato il disturbo somatoforme, con sintomi a prevalente espressione somatica, dai disturbi dissociativi, con sintomi a prevalente espressione psichica e alterazione dello stato di coscienza. I disturbi dissociativi comprendono l’amnesia dissociativa (il soggetto non ricorda periodi più o meno lunghi della propria esistenza), il disturbo dissociativo della personalità (indicato anche come personalità multipla, a significare la copresenza di personalità diverse nello stesso individuo, ognuna delle quali prende il sopravvento sulle altre in momenti diversi, e senza che ci sia memoria o consapevolezza di questi cambiamenti) e il disturbo di depersonalizzazione (il soggetto non riconosce come propri il corpo, i ricordi, i pensieri, o vede l’ambiente esterno come irreale). I disturbi dissociativi sono molto rari nella popolazione, mentre i disturbi da conversione e somatoformi (oggi classificati come disturbi da sintomi somatici) si trovano spesso in ambienti non psichiatrici, internistici, chirurgici o neurologici.

Nell’ambito dei disturbi somatoformi rientrano il disturbo da somatizzazione e il disturbo da conversione. Il disturbo da somatizzazione si caratterizza per la presenza di sintomi fisici molteplici, a varia localizzazione, che arrecano sofferenza e disagio al soggetto, con ripercussioni talora anche invalidanti sulla vita quotidiana. Il paziente può lamentare disfunzioni fisiche, dolori, si sottopone a vari accertamenti senza che siano individuate alterazioni tali da giustificare lamentele e sofferenze. Nel disturbo da conversione il paziente può avere crisi convulsive, tipo crisi epilettica, o tremori, spasmi, o anestesie o perdita di una funzione motoria come fosse affetto da paralisi. Anche in questi casi i vari accertamenti non portano alla luce niente di significativo. Ovviamente si tratta di situazioni diverse dalla simulazione, in cui il soggetto “finge” di avere un disturbo per ricavarne un vantaggio (per esempio l’indennizzo da un’assicurazione, o una certificazione per l’esonero dal lavoro o da altre responsabilità). In questi casi il paziente è realmente affetto da quei disagi o dolori che lamenta, senza che questi possano essere ascritti a patologie internistiche, chirurgiche o neurologiche.

Purtroppo, troppo spesso il termine “isteria” ha assunto una connotazione dispregiativa, proprio perché questa condizione è stata considerata al limite della simulazione, tipica di persone non genuine, manipolatrici, sempre alla ricerca di vantaggi dall’ambiente esterno, e oltretutto poco responsiva ad ogni genere di terapia. D’altro lato, le interpretazioni sulla genesi dell’”isteria” spesso hanno contribuito a delegittimare questi quadri: tipici del sesso femminile, con donne prigioniere di una genitalità bizzarra, con l’utero vagante nel cavo addominale, che in passato i clinici cercavano addirittura di quietare con manovre manuali di compressione nel basso ventre. E ancora, troppo spesso, veniva passata come buona la tesi che una sana vita sessuale avrebbe potuto stabilizzare la salute psicofisica di queste donne.

Con la psicanalisi l’isteria è stata attribuita prevalentemente a conflitti inconsci e all’incapacità a portare alla luce la vera ragione di sofferenza, perché associata a ricordi e vissuti troppo dolorosi, sempre riconoscendo alla sessualità una valenza prioritaria.

Oggi gli studi di neuroscienze, con la risonanza magnetica funzionale e le tecniche di visualizzazione cerebrale, hanno messo in evidenza come in aree “critiche” del cervello siano presenti alcuni segni di “disfunzione” che potrebbero contribuire alla genesi di questo tipo di quadri sintomatologici. La posizione attuale in ambito clinico, confortata da osservazioni psicopatologiche accurate e da studi neuroscientifici, è di riconoscere a queste manifestazioni la giusta dignità di “disturbo”: ne sono affette, infatti, persone che realmente sono soverchiate da una sofferenza elevata e meritano quindi la giusta attenzione e comprensione da parte dei terapeuti.

 

trevaini50Silvia Trevaini

VideoNews

 

 

 

 

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *