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Un fondoschiena alto, sodo e armonioso è il sogno di tutte le donne, spesso però destinato a rimanere tale per il timore di doversi sottoporre a un intervento chirurgico in anestesia totale considerato tra i più invasivi e a rischio di complicanze. Ma ci sono valide alternative molto più soft. La gluteoplastica, o chirurgia di rimodellamento del gluteo, consente di aumentare e/o modificare la forma dei glutei in pazienti che presentino un rilassamento dei tessuti causato da un importante dimagrimento o dal naturale trascorrere del tempo, oppure semplicemente un “lato B” disegnato dalla natura piatto o troppo piccolo. Una possibile complicanza dell’intervento chirurgico di gluteoplastica è la contrattura capsulare, che è data dalla reazione dell’organismo alla protesi glutea. Inoltre, le protesi utilizzate nella chirurgia di aumento del volume dei glutei possono talvolta andare incontro a dislocazione, che si verifica quando la protesi si sposta dalla tasca nella quale è stata collocata o ruota su sé stessa cambiando la posizione. Tra le controindicazioni di questo intervento chirurgico vi è anche il decorso post- operatorio che è piuttosto doloroso. Dopo l’intervento, inoltre, si deve rimanere a riposo per 48 ore, in questa prima fase potranno verificarsi gonfiori, ecchimosi e dolore a livello dei glutei. Un’alternativa decisamente meno invasiva è rappresentata dal lipofilling o lipostruttura, che prevede l’utilizzo del proprio grasso per aumentare e rimodellare i glutei ed è quindi indicato in pazienti che presentino sufficienti accumuli adiposi, che hanno il merito di poter essere trasferiti in altre parti del corpo senza provocare reazioni di rigetto. Ne parliamo con la dottoressa Gabriela Stelian specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. Continua a leggere


La colonna vertebrale è il fulcro della nostra vita. Spesso lo diamo per scontato. Della sua importanza erano più consapevoli i saggi della Medicina Tradizionale Cinese, per i quali questa struttura era l’asse verticale che metteva in connessione l’energia della terra e quella del cielo. La nostra schiena è una struttura complessa. C’è la componente ossea, rappresentata dalle vertebre, quella nervosa che si dirama dal midollo osseo e quella muscolotendinea, costituita da muscoli, tendini e legamenti che rendono possibile il movimento. Sedentarietà, smart working e scarsa esposizione alla luce naturale e all’aria aperta sono tre fattori che possono favorire un progressivo deterioramento delle strutture articolari o determinare il peggioramento di una debolezza pregressa delle ossa, dei muscoli e delle cartilagini. Il dolore alla colonna vertebrale è scatenato nella quasi totalità dei casi da uno stato di alterata contrazione muscolare, che può portare allo sviluppo di veri e propri spasmi dei muscoli vertebrali. Che sia per la sedentarietà prolungata o al contrario per uno sforzo, il mal di schiena è un’esperienza molto diffusa e che spesso viene sottovalutato perché si tende a pensare che passerà da solo. Tuttavia, il mal di schiena può essere anche il segnale di uno stato infiammatorio cronico che può degenerare in problemi più gravi. Confondere il mal di schiena di origine infiammatoria con i più comuni mal di schiena meccanici significa non sbarazzarsene più. Un mal di schiena che dura da almeno tre mesi, con un dolore che aumenta con il movimento e diminuisce a riposo, è in genere legato a cause meccaniche, per esempio artrosi o patologie dei dischi vertebrali. Nella lombalgia infiammatoria, invece, il dolore peggiora con il riposo e i sintomi sono più fastidiosi al risveglio e durante la notte. Migliora con il movimento e si associa a rigidità mattutina. Il dolore dura per tre mesi o più e si ripresenta nonostante l’uso di antinfiammatori o antidolorifici. Colpisce persone giovani spesso sotto i quarant’anni.
In primavera le forme e i colori, l’atmosfera e gli stadi d’animo cambiano con velocità e intensità, dando ogni volta non solo la sensazione di una generale rinascita, ma anche la certezza di un ciclo che si ripete ogni anno governato da forze invisibili. È come se la natura avesse una sapienza innata nel generare, plasmare e distribuire il cambiamento. Gli antichi, nelle varie civiltà, hanno riconosciuto questo “spirito della natura” e, più di noi moderni, hanno cercato di rispettarlo e di imitarlo, cercandone dentro di sé il corrispettivo. Diverse tradizioni lo individuarono in una piccola ghiandola posta al centro del cervello: l’epifisi o ghiandola pineale. Studi scientifici più attuali rivelano che essa, in effetti è implicata in tantissimi nostri processi psicofisici, anche se in modo silenzioso e spesso indiretto. Aprile, dunque, mese del cambiamento per eccellenza, chiama in gioco l’epifisi e le chiede di supervisionare tutto ciò che accade dentro di noi.