Stare insieme per paura di rimanere soli

La paura della solitudine si fa sentire ancor di più quando si avvicina la festa degli innamorati. Sette italiani su dieci, infatti, hanno paura di rimanere soli. Per oltre la metà è importante avere una relazione, però che non sia a distanza “perché è troppo difficile gestirla”. E la festa di San Valentino, che ha riempito le vetrine di cuori e fiori, diventa un disagio per i single.  La nostra società esalta il concetto di famiglia. Il matrimonio, per molte persone, rappresenta ancora la realizzazione personale. Così, molte persone finiscono per accontentarsi in amore pur di coronare quella realizzazione. In questo contesto la paura della solitudine è mossa dalla paura del giudizio altrui. Se vuoi “accasarti” per realizzarti, probabilmente ti stai facendo troppo condizionare dal parere altrui e cerchi l’affermazione attraverso lo sguardo di chi ti osserva. La paura di restare soli è, per molti, uno spauracchio da cui non sanno difendersi direttamente, tanto da non accettare la solitudine con facilità. In generale, c’è una grande paura di stare soli. Infatti, le persone a volte si sforzano, tenendosi occupate in ogni modo, di non percepire quel senso di solitudine che può farle sentire a disagio. La paura della solitudine spinge alcune persone ad accettare appuntamenti anche da chi non reputa estremamente attraente. In pratica, la paura della solitudine può renderci meno selettivi nella scelta del partner e può portarci, letteralmente, a elemosinare amore.

Dott. Francesco Catona

Chi ha paura della solitudine è sicuramente più sensibile a tattiche manipolatorie come il love bombing, a cadere in relazioni con predatori patologici, narcisisti, borderline e persone che non hanno ben assimilato il concetto di accudimento, cure e amore. Dietro questa necessità di non restare soli c’è un grande lavoro psicologico da affrontare perché, a volte, si ha il terrore di vedersi dentro e, magari, di trovare qualcosa che non ci piace. Approfondiamo l’argomento insieme al Dott. Francesco Catona, psicologo e psicoterapeuta, laureato presso l’Università di Firenze e specializzato presso l’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano. Continua a leggere



Occhio secco

Soffre della sindrome dell’occhio secco il 30% della popolazione, con un’incidenza quasi doppia nelle donne. Se il disturbo è importante, ci si sveglia con gli occhi dolenti e le palpebre che scorrono come su carta vetrata, dal momento che nel sonno viene meno l’ammiccamento palpebrale, fondamentale per secernere il film lacrimale.  I sintomi più diffusi sono ovviamente una sensazione di secchezza oculare ma anche di avere un corpo estraneo all’interno dell’occhio, formicolio, prurito o bruciore, affaticamento, arrossamento e in alcuni casi anche una eccessiva lacrimazione. La Sindrome da Disfunzione Lacrimale, nota ai più come occhio secco, è una patologia che impiega anni a manifestarsi e che può peggiorare se non curata: si manifesta in due principali forme, quella derivante da eccessiva evaporazione lacrimale (dislacrimia) e quella causata da ridotta produzione lacrimale (ipolacrimia). Poiché si tratta di una patologia cronica, se sottovaluta, potrebbe portare ad altre patologie tra cui una diminuzione della vista, aumento dell’evaporazione lacrimale e nei casi più gravi anche lesioni della superficie oculare. Ecco perché è importante rivolgersi ad uno specialista se si avvertono i sintomi descritti. La sindrome da occhio secco si distingue in primaria e secondaria, a seconda che sia isolata o conseguenza di altre patologie, come una malattia autoimmune, ad esempio il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide, la sclerodermia o la sindrome di Sjögren.  L’eccessiva evaporazione del film lacrimale è causata da fattori anche molto diversi fra loro, ad esempio malattie locali (blefariti, congiuntiviti), errato o eccessivo utilizzo di lenti a contatto e/o colliri, assunzione di farmaci (in particolare ormoni, immunosoppressori, decongestionanti, antistaminici, diuretici, antidepressivi, betabloccanti, farmaci per le malattie cardiache e per il trattamento delle ulcere), età avanzata. Ma approfondiamo l’argomento insieme al Dott Simone Bonanni, medico oculista presso la Casa di Cura San Paolo di Pistoia. Continua a leggere



Labbra sempre perfette

Le labbra sono il simbolo di fascino per eccellenza. Le labbra femminili sono considerate nell’immaginario come emblema della seduzione: in quante pubblicità e film avete visto un primo piano su labbra rosso acceso a rappresentare l’apice del fascino? Ma non dimentichiamoci che la bocca è uno dei principali canali di comunicazione con le persone che ci circondano ogni giorno: la usiamo per parlare e la usiamo per esprimere emozioni, sia positive come un sorriso, sia negative come una smorfia. Prendersi cura delle proprie labbra è quindi fondamentale nella vita quotidiana e per chi piace evidenziarle con il make-up, il trucco semipermanente è una soluzione dai risultati eccellenti, in termini sia estetici che di praticità. 

A differenza del make-up tradizionale, il trucco semipermanente offre particolari soluzioni per creare un look affascinante, ma naturale, che attira l’attenzione pur integrandosi alla perfezione con l’aspetto naturale della persona. Con il trucco semipermanente labbra, si possono delimitare al meglio i contorni della bocca, si possono ingrandire le labbra sottili e renderle più carnose e corpose. Molte donne, infatti, soffrono per la linea fin troppo sottile delle proprie labbra oppure per la forma del contorno non equilibrata e lineare. In questi casi, non sempre è necessario rivolgersi al chirurgo estetico realizzando un trattamento permanente. Ma vediamo insieme a Paola Tempesta, visagista, truccatrice e Master professionista di Permanent Make up quali sono le tecniche più in voga del momento, in cosa consiste il trattamento e a chi è adatto… Continua a leggere



Quando il desiderio femminile gioca a nascondino

Il desiderio sessuale garantisce alle coppie una buona qualità di vita e di dialogo, oltre che occasione di svago e di relax. Ma cosa fare quando la libido non si fa sentire? “Riaccendere l’interruttore del desiderio è un compito delicato e il naturopata può fornire validi consigli, ma non prima di aver capito come mai nella donna l’impulso si è spento o non risponde alle sollecitazioni del partner. È innanzitutto fondamentale non occuparsi solo del sintomo, il problema è molto sfaccettato e varia in base, all’età e alle fasi della vita che si sta attraversando”, ci spiega  Alessia Daturi, naturopata presso la Scuola italiana di medicina olistica di Milano. Continua a leggere



Perché abbiamo il senso di colpa

Il senso di colpa è uno dei sentimenti più rari e particolari che si possa osservare in una persona. Non parliamo naturalmente del dispiacere transitorio di quando si pesta un piede a qualcuno per errore, o al tradimento fatto però con cognizione di causa, in cui sì, dispiace, ma d’altra parte lo si è fatto per un motivo che sul momento sembra valido. Questione anche di come gira la sorte. “Il senso di colpa è per esempio difficilissimo da valutare laddove invece la società si propone sistematicamente di valutarne peso e autenticità: nei responsabili di reati. Come è possibile pensare di valutare il senso di colpa di chi è stato arrestato o condannato ? Una volta che un progetto è fallito, certo che la persona ha spazio mentale per sentirsi in colpa, ma in colpa soprattutto di aver sbagliato a scegliere di compiere un gesto che poi lo ha portato ad aver guai con la legge”, ci spiega il Dott. Matteo Pacini, medico chirurgo, Specialista in Psichiatria e docente di Medicina delle Dipendenze presso l’università di Pisa.

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Hpv e tumore del collo dell’utero

L’HPV (Human Papilloma Virus) costituisce una famiglia composta da oltre cento varietà diverse di virus. La maggior parte degli HPV causa lesioni benigne, come le verruche che colpiscono la cute (di mani, piedi o viso) e i condilomi o papillomi che interessano le mucose genitali e orali. La maggior parte delle infezioni genitali da HPV regredisce spontaneamente. Una piccola quota invece, se non trattata, può evolvere lentamente verso una forma tumorale. Il tumore del collo dell’utero è infatti quasi sempre correlato alla presenza dell’HPV. L’infezione da Papilloma Virus Umano è un’infezione molto diffusa, trasmessa prevalentemente per via sessuale. Quando il sistema immunitario non riesce a debellare rapidamente il virus, l’Hpv può determinare l’insorgenza di forme tumorali quali il tumore della cervice uterina. Evitare l’infezione da HPV è importante per prevenire il cancro della cervice uterina. Il tumore della cervice uterina (o del collo dell’utero) è la terza neoplasia più frequente tra le donne, dopo quelle al seno e al colon-retto. La malattia colpisce il collo dell’utero, ovvero il segmento che pone in collegamento il corpo dell’utero con la vagina.  Il papilloma virus è presente praticamente nel 100 per cento dei tumori della cervice uterina, un cancro che colpisce in Italia 2.300 persone ogni anno e rappresenta il 2 per cento di tutti i nuovi tumori nelle donne. Il carcinoma alla cervice uterina è il primo tumore riconosciuto ad oggi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come totalmente riconducibile ad una infezione. Il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa cinque anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma può essere di 20-30 anni. Tuttavia, è bene specificare che solo pochissime delle donne con infezione da papilloma virus (molto meno dell’1%) sviluppano un tumore del collo dell’utero. Ciò significa che altri fattori, ancora oggetto di studio, concorrono allo sviluppo della neoplasia.

Ne parliamo con la Dott.ssa Elisa Sipio, medico specialista in Ginecologia e Ostetricia, presso il Santagostino di Milano.

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