
Ci sono nemici che si vedono e si sentono, e altri che agiscono in silenzio. L’infiammazione appartiene a entrambe le categorie. Quando è acuta – come nel caso di una ferita, di un’infezione o di un trauma, il corpo reagisce con segnali inequivocabili: dolore, calore, gonfiore, febbre. È la risposta di difesa più antica e più efficace che abbiamo. Tuttavia, esiste una forma di infiammazione molto più subdola, che non fa rumore ma che giorno dopo giorno logora l’organismo dall’interno. È la cosiddetta infiammazione cronica di basso grado, definita anche low grade inflammation. Non causa sintomi eclatanti, non costringe a letto e non si manifesta con segnali chiari. È uno stato silente, ma persistente, che mantiene il sistema immunitario in una condizione di allerta continua. La comunità scientifica riconosce ormai questa condizione come uno dei principali terreni comuni di malattie croniche: diabete, patologie cardiovascolari, obesità, sindrome metabolica, fino a disturbi neurologici e psicologici. Non a caso viene chiamata da molti ricercatori la “pandemia invisibile” del nostro tempo. Le più recenti osservazioni cliniche mostrano che oltre la metà delle patologie croniche ha come base comune proprio un’infiammazione persistente. Ed è interessante notare come non riguardi soltanto la salute del corpo, ma anche quella della mente: insonnia, ansia, cali di concentrazione e persino depressione vengono sempre più spesso interpretati come espressioni di un processo infiammatorio silenzioso. La buona notizia è che questa condizione non è inevitabile e che molto possiamo fare, attraverso lo stile di vita, per riportare equilibrio e spegnere quel fuoco nascosto.
Continua a leggere




