Benessere intestinale e sistema immunitario, cosa c’è di nuovo?

di Giuseppe DiFede, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica, Milano.

Recenti scoperte, hanno messo in evidenza l’importanza dell’ambiente intestinale in relazione alla salute e all’attività del sistema immunitario.
Si è evidenziato cone l’attività degli anticorpi è legata al tipo di batteri presenti nell’intestino tenue o piccolo intestino.
Si è visto infatti che la presenza di una particolare famiglia di batteri del genere Prevotella, è correlata alla salute in generale dell’organismo, ma in particolar modo per il sistema immunitario, in quanto mantiene la tolleranza immunologica, ossia la stabilità e corretta funzione degli anticorpi nel mantenere lontano, ed eliminare se occorre, eventuali batteri o tossine presenti negli alimenti che ingeriamo.
Le abitudini alimentari che si mantengono nel tempo sono in grado di influenzare in senso positivo o negativo le funzioni e reazioni degli anticorpi.
Ad esempio, persone che seguono una dieta ricca in proteine, soffrono spesso di stipsi o fermentazione di sostanze derivate dalla putrefazione dei batteri, conosciute con il nome di scatolo.
Mentre una dieta ricca in carboidrati e sostanze lievitanti e/o dolci, sono più predisposti a produrre sostanze di tipo fermentanti, ossia indicano e indoli.
La conseguenza sulla funzione intestinale è evidente, nel primo caso avremo pancia gonfia in generale con tendenza alla stipsi e a volte dissenteria; nel secondo caso avremo pancia gonfia nella zona centrale e bassa dell’addome, con tendenza alla dissenteria, meteorismo e flatulenza.
In ogni caso, la salute intestinale e di conseguenza, quella del sistema immunitario, risulta compromessa.
I ricercatori hanno analizzato il microbiota di soggetti con patologie autoimmuni come la sclerosi multipla.
Dai risultati ottenuti, si è visto che prima di tutto i malati con progressione di malattia, in questo caso la sclerosi multipla, mostravano un rapporto prevotella/bacteroides basso.
Mentre nei soggetti analizzati con rapporto prevotella/bacteroides alto, la malattia era stabile con benessere globale del soggetto.
I batteri patogeni presenti nell’intestino, devo essere percentualmente inferiori rispetto ai batteri buoni.
Quando questo rapporto si altera, si ha come effetto la produzione di sostanze infiammatorie in grado di agire al di fuori dell’intestino, in regioni extra addominali, raggiungendo strutture vulnerabili come le articolazioni, muscoli, tendini, nervi, sistema nervoso centrale etc.
La sintomatologia spesso è extra addominale, ma la causa deriva da una alterata funzione intestinale.
Questi studi inoltre, hanno fatto luce sull’importanza del sistema linfatico intestinale e il rapporto che esso contrae con la
mucosa intestinale.
In breve, le alterazioni della mucosa intestinale, l’aumento della permeabilità della mucosa e l’attivazione degli anticorpi sottostanti, possono scatenare una reazione immunitaria avversa, diretta contro strutture del proprio organismo.
Cioè si attiva l’auto immunità e con essa una serie di disturbi correlati alle zone interessate dal processo infiammatorio.
Possiamo infine conoscere lo stati di salute del microbiota?
Oggi siamo in grado di analizzare i batteri presenti nell’intestino ( attraverso l’analisi delle feci con metodiche di biologia molecolare di altissimo livello), conoscere il tipo di microorganismi prevalenti, e di conseguenza consigliare il tipo di alimentazione più idonea.
Lo scopo è quello di mantenere la salute il più a lungo possibile, nella prevenzione di malattie intestinali o del sistema immunitario.
Nei casi dove questo equilibrio si è rotto, causando una patologia che coinvolge il sistema immunitario, cercare le soluzioni per ripristinarlo e mantenerlo nella sua funzione fisiologia.

Omocisteina: un killer silenzioso

di Dr Sacha Sorrentino, biologo nutrizionista IMBIO
 
Molto spesso trascurato o sottovalutato soprattutto dagli addetti ai lavori, l’aminoacido omocisteina è in realtà uno dei fattori principali da considerare in pazienti con problematiche cardiocircolatorie. L’eccesso di questa molecola (iperomocisteinemia) è in grado di aumentare il rischio di infarto,ictus ed ischemie indipendentemente dal consumo eccessivo di grassi, dal fumo di sigaretta o dall’ ipertensione arteriosa. Non solo la componente cardiologica, ma numerosi studi hanno evidenziato come questa molecola influenzi anche le funzioni del sistema nervoso e delle ossa, aumentando la produzione dei radicali liberi del conseguente stress. Nelle donne in gravidanza, inoltre elevati livelli di omocisteina sono correlati all’aumento di aborti spontanei e ripetuti ed al distacco prematuro della placenta.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato come normali valori per l’uomo inferiori ai 13 micromoli/litro e per la donna inferiori a 10,1
micromoli/litro. Le cause di iperomocisteinemia non sono solo legate allo stile di vita e alle abitudini alimentari, ma anche a fattori genetici. Una dieta ricca di vitamina B6, B12 ed acido folico può ridurre notevolmente le concentrazioni di questo aminoacido nel rischio, riducendo moltissimo i fattori di rischio. Pesce, carne, frutta e verdura sono ricche di vitamine B. Il consiglio è quello di consultare sempre uno specialista del settore della nutrizione evitando le diete fai da te. Esiste anche una certa familiarità e quindi ereditarietà per l’iperomocisteina.
Gli studiosi hanno evidenziato come esistono due varianti del gene MTHFR
che predispongano ad un aumento dell’omocisteina. E’ possibile tramite un semplice brush salivare, quindi uno spazzolino che preleva DNA dalle cellule di sfaldamento della mucosa orale, verificare la predisposizione a questa
condizione. Consigliamo di effettuare il test del DNA (che ricordiamo si effettua una sola
volta nella vita) a chi presenta familiarità per patologie neurodegenerative, cardiovascolari o per osteoporosi o elevati livelli di omocisteina nel dosaggio su sangue.
 
 
 

Mal di testa: 5 idee naturali per farlo passare in fretta

Il mal di testa è un disturbo molto fastidioso, che spesso impedisce di svolgere le regolari attività quotidiane, costringendoci a letto e al buio. Molte persone soffrono di mal di testa cronici, che possono essere causati da un’alimentazione scorretta, dallo stress o dall’eccessivo numero di ore trascorse davanti al computer in ufficio.

Il dolore può essere così intenso da diventare insopportabile e spesso si è costretti a far ricorso a farmaci che attenuano il disagio ma che non sono privi di effetti collaterali per l’organismo.

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Raffreddore: 6 rimedi per respirare bene

Il raffreddore è un’infiammazione della mucosa nasale che può avere un’origine batterica o virale. Esistono molti rimedi che possono aiutarci ad alleviare i sintomi di questo disturbo e ad accelerare la guarigione. Vediamo quali sono!

Infuso all’eucalipto
Contro il raffreddore uno dei rimedi da sempre più usati sono le foglie d’eucalipto. Versate 20 g di foglie essiccate di eucalipto in un litro d’acqua bollente e lasciate in infusione per un quarto d’ora. Filtate e versate l’infuso in un termos in modo da poterlo bere caldo durante tutto il corso della giornata. L’eucalipto è ricco di un olio essenziale balsamico che è molto efficace contro le infezioni delle vie respiratorie e che allevia subito i sintomi dell’infiammazione.

Suffumigi all’eucalipto
L’eucalipto può essere utilizzato anche per un suffumigi che lenisca l’irritazione delle vie aeree e liberi il naso. La fumigazione permette di far agire l’olio essenziale di eucalipto direttamente sulla mucosa nasale. Fate bollire per 10 minuti in un litro d’acqua una manciata di foglie essiccate di eucalipto coprendo la pentola con un coperchio. Togliete la pentola dal fuoco e ponete la testa sopra di essa. Tenete un asciugamano sopra la testa e intorno alla pentola in modo da evitare di disperdere il vapore.

Camomilla
Contro il raffreddore potete servirvi anche della classica tisana di camomilla. In 25 cl d’acqua bollente versate due cucchiai di fiori di camomilla. Lasciate in infusione 10 minuti, filtrate e bevete l’infuso caldo: per rendere il rimedio ancora più gustoso e più efficace aggiungete un cucchiaio di miele. La camomilla è dotata di grandi proprietà antinfiammatorie, antispasmodiche e calmanti. Rilassa e favorisce il sonno: per questo è un rimedio particolarmente utile quando il raffreddore ci impedisce di dormire.

Nepeta cataria
La nepeta cataria, comunemente nota con il nome di erba gatta, è molto preziosa nei mesi invernali per proteggersi dal raffreddore. Mettete un cucchiaio di fiori essiccati di nepeta cataria in una tazza di acqua bollente. Lasciate in infusione 10 minuti, quindi filtrate e bevete. Questo rimedio è più efficace se assunto con regolarità: 2 o 3 volte a stomaco vuoto nel corso della giornata.
L’erba gatta è ricchissima di principi attivi che fungono da antisettici delle vie respiratorie. Inoltre questo rimedio è in grado di stimolare la sudorazione, abbassando la febbre qualora si presentasse. E’ da usare alla comparsa dei primi sintomi.

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Viaggio all’interno del corpo: alla scoperta della flora batterica intestinale

di Davide Iozzi, Biologo nutrizionista, esperto in nutrizione umana, collaboratore dell’Istituto di Medicina Biologica (I.M.Bio) di Milano.

Resi famosi negli ultimi anni anche ai non addetti ai lavori, lo studio degli enterotipi è il nuovo modo di guardare alla salute della persona attraverso la composizione della propria flora intestinale. Considerando che il 95% della serotonina, l’ormone del benessere, è prodotto a livello intestinale e che l’intestino può dare asilo, oltre alla normale flora batterica, anche a lieviti, parassiti e funghi, è chiaro come la ricerca scientifica stia spingendo verso esami che siano il più accurati e specifici possibile, allo scopo di selezionare i microorganismi responsabili delle più comuni patologie.

Le ultime ricerche scientifiche hanno portato alla conferma del fatto che,
nonostante esistano miliardi di batteri all’interno dell’intestino, è possibile effettuare una
classificazione dell’assetto intestinale batterico suddividendo gli individui in 3 enterotipi diversi, con caratteristiche ben definite: il primo enterotipo è caratterizzato dall’abbondanza di batteri del genere BACTEROIDES e da una maggior produzione di vitamine del gruppo B e acido ascorbico (vitamina C) ed è correlato ad un aumentato stato di infiammazione che può coinvolgere non solo l’intestino ma anche altri organi. La presenza di questa tipologia batterica è correlata ad un’alimentazione troppo ricca di proteine e grassi di origine animali e povera di fibre; per questo
motivo, per l’Enterotipo I si consiglia l’assunzione di una maggior quantità di frutta, verdura e alimenti integrali.
Il secondo Enterotipo è caratterizzato dall’abbondanza di batteri del genere PREVOTELLA e da una maggior produzione di tiamina (vitamina B1) e acido folico (vitamina B9). E’ correlato anche ad un aumentato rischio di sviluppare candidosi intestinale, una situazione infiammatoria causata dal fungo Candida, capace di dare sintomatologie diverse come prurito perianale o genitale, bruciore, cistite, alito cattivo, patina bianca sulla lingua, onicomicosi, prurito del cuoio capelluto, alopecia, stanchezza cronica, sbalzi di umore, desiderio di dolci, alcol e prodotti lievitati, etc.

Un eccesso di Prevotella è associato ad un’alimentazione ricca in carboidrati e per tale motivo per l’Enterotipo II si consiglia di moderare il consumo di dolci, zuccheri e alimenti lievitati, preferendo cereali integrali e prodotti privi di lieviti.

Il terzo e ultimo enterotipo è caratterizzato dall’abbondanza di batteri del genere
RUMINOCOCCUS e dalla produzione di sostanze coinvolte nella modulazione del sistema
immunitario, chiamate citochine. Questo enterotipo è correlato ad un maggior rischio di aumento di peso e di sviluppo di sindrome metabolica. Chi presenta questo enterotipo ha spesso un’alimentazione ricca in zuccheri semplici e dolci; per questo motivo per l’Enterotipo III si consiglia di preferire frutta e verdura a basso indice glicemico e cereali integrali.

Presso il Centro di Medicina Biologica di Milano (I.M.Bio), in via Molino delle armi 3, è possibile effettuare la ricerca su feci dell’rna 16s batterico, una sorta di “impronta digitale” capace di distinguere le singole specie batteriche e determinare quindi l’enterotipo personale. Sono anche disponibili pannelli per la ricerca dei batteri capaci di creare stati infiammatori o patologici ed un pannello dedicato alla sindrome dell’intestino irritabile, esami specifici in grado di dare chiare risposte nei casi di problematiche intestinali cronicizzate nel tempo e/o refrattarie ai comuni trattamenti farmacologici.

Attenzione alla candida!

di Sacha Sorrentino, Nutritional Sport Expert, IMBIO

Voglia di dolci? Aumento di peso? Sensazione di gonfiore? Difficoltà digestive? Disturbi della pelle?

Dopo le abbuffate natalizie attenzione alla candida…

La candida è un fungo che fa parte della nostra flora batterica intestinale. Si localizza nelle mucose dell’intestino, dei genitali e del tratto urinario.  La sua concentrazione è regolata sia  dal sistema immunitario e dalla flora batterica intestinale che dall’alimentazione.

In condizioni di stress, il fungo può trasformarsi in patogeno, alterando l’equilibrio dell’organismo e  causando una serie di disturbi. I principali riguardano la sfera gastrointestinale e genitale: rallentamento della digestione con sensazione di gonfiore addominale, dolori del basso ventre, irregolarità intestinale con episodi di colite, prostatiti, cistiti, infezioni vaginali croniche; molti riguardano l’aspetto metabolico, con incremento del peso o al contrario perdita, in seguito al malassorbimento intestinale; altri riguardano la sfera dermatologica-immunitaria con allergie, prurito sul cuoio capelluto o eczemi.

La dieta e quindi la cura dell’alimentazione risultano utili sia nella cura della patologia che nella prevenzione. I banchetti natalizi rappresentano uno dei periodi più critici dell’anno per lo sviluppo di questo fungo. Un’alimentazione priva di fibre e ricca di prodotti raffinati, latticini e lievitati crea un ambiente di tipo fermentativo che favorisce la crescita della candida. Una delle strategie vincenti è moderare il consumo di alcolici, pane e pasta con farina 00, riso bianco o latticini freschi negli individui soggetti a candidosi e preferire il consumo di prodotti integrali e ricchi di fibre.

Oltre che con l’aspetto nutrizionale è possibile prevenire lo sviluppo di candidosi attraverso la mappatura del nostro microbiota. Tramite un analisi delle feci è possibile fare una fotografia del nostro intestino e capire di quali ceppi batterici siamo carenti e di quali abbondanti e personalizzare la cura.